Come nel resto del “Bel Paese” anche l’area vesuviana è ricca di monumenti e luoghi simbolo che caratterizzano la nostra zona. Tante sono le opere, tra siti archeologici e monumenti religiosi, da ammirare e visitare nei vari paesi vesuviani.

Tra le diverse opere abbiamo cercato di elencarne alcune, anche se sappiamo che molte opere altrettanto importanti rimarranno fuori da questa classifica.
[nextpage title=”Chiesa dell’Ave Gratia Plena (Boscotrecase)”]

Detta anche “Annunziatella”, l’Ave Gratia Plena è una chiesa parrocchiale del comune di Boscotrecase. È considerata uno dei luoghi di culto più belli e antichi del vesuviano. Si dice, infatti, che più volte l’abbia visitata Bartolo Longo, e che ne sia rimasto affascinato al punto che volle che il Santuario di Pompei fosse progettato ispirandosi ad essa. Prende il nome da una piccola cappella dedicata all’Annunciazione, che venne eretta a parrocchia nel 1668. Senz’altro l’attuale edificio sorge sui resti di un convento appartenuto ai frati Agostiniani che venne soppresso da Innocenzo X.

Tante sono le ipotesi riguardanti la data di edificazione e la storia di questo convento. Nel 1934 la chiesa venne ulteriormente abbellita con alcuni bassorilievi di Antonio Mennella, affreschi di Ettore Lalli, e rifiniture in oro zecchino dell’artista Antonio De Bernardis. Il 23 novembre del 1980, a causa di un terremoto rimase notevolmente danneggiata. L’edificio, ritenuto non agibile, venne chiuso al pubblico. In questo periodo di chiusura diversi furono i furti. A seguito di un complessivo e discutibile restauro dell’edificio, la chiesa venne riaperta al pubblico solo il 1 aprile del 2001, giorno in cui venne consacrata la nuova mensa eucaristica dal Cardinale Michele Giordano.

[nextpage title=”Torre dell’orologio (Pomigliano d’Arco)”]

La torre dell’orologio, situata lungo il Corso Vittorio Emanuele, faceva parte di un palazzo con chiesa annessa risalente alla fine del Settecento. Tale chiesa, realizzata probabilmente per un voto a San Rocco, sembra non esser mai stata consacrata. Nel 1844 fu abbattuta la parte del palazzo che costituiva la chiesa ed al suo posto fu costruita l’attuale torre.

In tale occasione sulla nuova facciata fu posto l’orologio rimosso dalla Chiesa di San Felice. Fino a tutta la metà del ventesimo secolo la struttura fu adibita a forno pubblico. La Torre dell’orologio è la sede della Biblioteca Comunale.

[nextpage title=”Cattedrale di Santa Maria Assunta (Nola) “]

Si tratta del Duomo di Nola e cattedrale dell’omonima Diocesi. È situata in piazza Duomo a Nola. Costruzione moderna, edificata tra il 1869 e gli inizi del Novecento su progetto dell’architetto Nicola Breglia in stile neorinascimentale. Tale cattedrale fu inaugurata nel maggio 1909 con la traslazione delle reliquie di san Paolino. La nuova costruzione fu necessaria a causa del devastante incendio doloso che la notte del 13 febbraio 1861 distrusse completamente l’antica chiesa gotica. Di essa si salvarono solo alcuni manufatti, la cripta e la cappella dell’Immacolata.

Questa chiesa risaliva alla fine del XIV secolo, costruita in seguito al trasferimento della sede della diocesi da Cimitile a Nola e per l’inadeguatezza della cattedrale provvisoria, la chiesa nolana dei Santi Apostoli, a fianco della quale fu edificato il nuovo edificio sacro, in stile gotico a tre navate. La costruzione subì importanti modifiche a causa di un crollo nel 1583, infine venne distrutta nell’incendio appiccato, sembra, per motivi politici nel 1861. Nel marzo del 1954 papa Pio XII l’ha elevata alla dignità di basilica minore.

[nextpage title=”Santuario di San Giuseppe (San Giuseppe Vesuviano)”]

Con atto del notaio Altomando di Ottajano del 4 settembre 1622 un cittadino del luogo, Scipione Boccia, devoto del santo, donò un appezzamento di terra all’Università di Ottajano per fondarvi una chiesetta da intitolarsi a San Giuseppe. Questa chiesetta, dopo la morte di Scipione Boccia, fu ampliata dalla sua vedova Vittoria D’Ambrosio e dal figlio Principio, che per ingrandire la chiesa donarono, alla suddetta Università, altro terreno. Questa Chiesa fu ancora ampliata agli inizi del XVIII secolo e ancora successivamente agli inizi del XX secolo, dopo la già citata eruzione del 1906.

Infatti, a seguito di quell’eruzione, la chiesa subì gravi danni e il tetto della adiacente cappella dello Spirito Santo crollò a causa del peso delle ceneri eiettate, con conseguenze tragiche: su 200 persone riunite in chiesa per pregare 105 rimasero uccise. Grazie all’opera del fondatore, monsignor Giuseppe Ambrosio, la chiesa si presenta come un imponente santuario con alta cupola (1908), facciata monumentale (1926) ed artistico altare maggiore (1955). Sono vivaci i dipinti all’interno, a cominciare dalla tela della Gloria di san Giuseppe (Angelo Mozzillo, 1784) alle pitture parietali (Pietro Favaro, 1983) e alle vetrate artistiche (2015).

[nextpage title=”Scavi di Longola (Poggiomarino)”]

Sito archeologico scoperto, come spesso accade per caso. Infatti, nel novembre del 2000, in una discarica fra Sarno e San Valentino Torio furono individuati cumuli di terreno di scarto ricchi di resti ceramici, faunistici e lignei, di epoca protostorica e di conseguenza fu avvisata la Soprintendenza archeologica di Pompei che avviò subito un’indagine che portò ad affermare che si trattava di reperti provenienti dalla vicina località Longola di Poggiomarino, dove si stava scavando una vasca per la costruzione di un depuratore del fiume Sarno.

I lavori furono immediatamente sospesi dalla Soprintendenza e fra febbraio e gennaio del 2001 fu istituito un team di archeologi che effettuarono il primo saggio di scavi. dalla vicina località Longola di Poggiomarino, dove si stava scavando una vasca per la costruzione di un depuratore del fiume Sarno. I lavori furono immediatamente sospesi dalla Soprintendenza e fra febbraio e gennaio del 2001 fu istituito un team di archeologi. Scoperta di grande importanza, in quanto per la prima volta in Campania erano stati rinvenuti insediamenti di tale continuità e collocabili in una linea temporale così estesa,  grazie a ciò fu possibile colmare la lacuna conoscitiva tra le fasi dell’età del Bronzo e la fondazione di Pompei.

[nextpage title=”Castello Mediceo (Ottaviano)”]

Detto anche “Palazzo del Principe”, si tratta di un antico castello eretto a difesa del borgo risalente circa all’anno 1000. È situato oggi nella parte alta di Ottaviano. Nella seconda metà del 1500, per potervi entrare comodamente in carrozza, furono aboliti sia il fossato che il ponte levatoio e fu quindi trasformato in residenza signorile da Bernardetto de’ Medici e dalla moglie Giulia de’ Medici, che ne fecero anche affrescare le sale.

Questo castello restò nelle mani della potente famiglia dei Medici di Ottaviano fino 1874 quando l’ultimo principe mediceo morì senza eredi maschi e il possesso del Palazzo passò alla linea femminile medicea e, per i matrimoni da esse contratti, alla famiglia dei principi Lancellotti di Lauro. Successivamente, dopo che la camorra riuscì a impadronirsene, negli anni tra il 1985 e 1990, fu confiscato dallo Stato nel 1991 e poi acquisito al patrimonio del Comune di Ottaviano che ne ha concesso il piano terra in comodato d’uso al Parco Nazionale del Vesuvio. Il suddetto Parco Nazionale del Vesuvio, dopo il restauro delle stanze a piano terra e della scuderia, dall’aprile 2008 ne ha fissato la sua Sede.

[nextpage title=”Palazzo Campagna (Palma Campania)”]

Palazzo Aragonese o Compagna è un monumento significativo di Palma Campagna. Fu costruito per Alfonso I d’Aragona alla fine del XV secolo come palazzo di delizia e residenza di caccia. La mansione deve il suo nome ai suoi ultimi proprietari: la famiglia Compagna. Dall’esterno, il palazzo si presenta elegante, con splendide finestre con cornice in piperno, racchiuse da una grata in ferro battuto.

Al primo piano finestre e balconi si alternano, e al piano superiore vi sono finestre ad arco. L’accesso al portone di ingresso, su cui spicca lo stemma in marmo della famiglia Caracciolo, che possedette il palazzo, è preceduto da una doppia rampa in pietra calcarea. Posizionato nella tenuta di caccia degli Angioini, vi si conservavano alcuni medaglioni di Luca della Robbia.

[nextpage title=”Santuario della Beata Vergine del Rosario (Pompei)”]

Si tratta del principale luogo di culto cattolico di Pompei. È tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico. Numerosi personaggi e santi vi hanno fatto visita, tra questi San Giuseppe Moscati, San Padre Pio da Pietrelcina. Tra i papi che hanno visitato il santuario vi sono san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. È cattedrale della prelatura territoriale ed è sede della delegazione pontificia. La storia del santuario è legata a quella del beato Bartolo Longo, suo fondatore, e della contessa Marianna de Fusco con la quale condivise una vita al servizio dei più bisognosi. Il santuario è stato eretto con le offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo.

La sua costruzione ebbe inizio l’8 maggio 1876. Giovanni Rispoli in seguito si occupò della decorazione e della monumentale facciata inaugurata nel 1901. Il santuario fu eretto in basilica pontificia maggiore da papa Leone XIII il 4 maggio 1901. Nel 1925 fu ultimata la costruzione del campanile alto ben 88 metri. Con il passare del tempo e il sensibile aumento delle folle di fedeli fu necessario ampliare il santuario. Tale ampliamento fu eseguito dal 1934 al 1938, su progetto del Chiappetta. Il santuario ebbe così tre navate. Negli anni successivi il santuario sopravvisse a prove molto impegnative quali l’eruzione del Vesuvio del 1944 e l’arrivo delle truppe naziste che arrivarono a minacciarne la distruzione.

[nextpage title=”Santuario della Madonna dell’Arco (Sant’Anastasia)”]

Uno dei santuari più importanti della Campania. A circa un Km dal centro del paese, nell’omonimo quartiere, si trova il Santuario della Madonna dell’Arco, secondo santuario in Campania, meta ogni anno, nel Lunedì in Albis, del tradizionale pellegrinaggio dei fujenti o battenti. Il Santuario è sorto intorno ad una edicola votiva rappresentante la Vergine Maria con in braccio Gesù bambino.

Nel corso degli anni è stato ampliato ed oggi si presenta come un complesso monumentale di grande interesse costituito dalla Chiesa a croce latina con l’imponente cupola che ospita al centro l’altare in stile barocco dove sorgeva l’edicola miracolosa.

[nextpage title=”Il Borgo Casamale (Somma Vesuviana)”]

Il borgo Casamale è un antico centro storico della Somma delle origini, deve il suo nome alla famiglia dei Causamala, nobili feudatari di queste terre fin dall’anno 1000. Ancora circondato dalle sue mura di epoca aragonese, da cui il toponimo tuttora in uso “Terre Murate”, il borgo conserva il suo impianto medievale fatto di viuzze strette e archi, abbellite da imponenti portali e basamenti di piperno, su cui si affacciano interessanti elementi architettonici risalenti ad epoche successive, tra i quali ricordiamo i palazzi Colletta-Orsini e Basadonna. Il Casamale è lo scenario di una delle feste tradizionali più antiche e suggestive della Campania.

Vicino ad una delle porte del borgo sorge anche il Castello d’Alagno – De Curtis, attualmente oggetto di ristrutturazione e restauro da parte del Comune di Somma Vesuviana. Il castello fu edificato nel V secolo dal Re Alfonso d’Aragona come residenza personale per la sua giovane amante Lucrezia d’Alagno. L’edificio è stato poi abitato nel corso dei secoli da diverse famiglie nobiliari, tra cui anche la famiglia de Curtis di Napoli, il casato di Totò che pure sembra aver frequentato il castello ormai trasformato in una villa settecentesca dai caratteri neoclassici.