Poggiomarino, intervista al vicesindaco Salvati: «Così ho fermato l’uomo che voleva dare fuoco al Comune»


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È stato lui a bloccare l’uomo che venerdì mattina ha tentato di appiccare il fuoco con una latta di benzina al secondo piano del Comune di Poggiomarino, lanciando il combustibile anche addosso al primo cittadino Leo Annunziata. Un’intenzione, una follia che è stata fermata dall’intervento del vicesindaco, Nicola Salvati, delegato in settori delicati come l’Ambiente ed a quanto pare anche abbastanza coraggioso da affrontare chi intende aggredire “lo Stato” e gli enti pubblici.



Assessore, cosa ricorda di quei concitati momenti?

«Ero impegnato a parlare con alcuni dirigenti al primo piano, quando con la coda dell’occhio ho visto salire questa persona con in mano chiaramente una lattina di benzina. A quel punto istintivamente l’ho inseguito fino al secondo piano per provare a fermarlo».

Le forze dell’ordine dicono che il suo intervento è stato determinante…

«Questo non saprei dirlo, ma quando ho visto che stava per lanciare la benzina gli ho bloccato le braccia e poi l’ho braccato a terra. In tutti i modi è riuscito a gettare il carburante facendolo cadere parzialmente all’esterno delle stanze della fascia tricolore e di quella accanto».

Poi cosa è successo?

«A quel punto sono arrivati in soccorso gli uscieri ed altre persone, e siamo riusciti a mettere l’aggressore in un angolo in attesa che arrivassero le forze dell’ordine. Devo dire però che già in quella fase l’uomo si era calmato e non ha opposto ulteriore resistenza. Forse aveva capito che stava per combinarla grossa».

Dunque anche gli uscieri si sono resi conto di cosa stessa accadendo…

«Sì, li ho sentiti urlare tra le scale qualcosa del tipo “bloccate quell’uomo”. Probabilmente li ha superati di corsa anche se non saprei essere più chiaro sotto questo aspetto».

Sui social network si parla di lei praticamente come di un eroe…

«Si tratta di un’etichetta che non mi appartiene. Tuttavia ho agito d’istinto poiché mi sono reso conto che la casa comunale era a rischio e con l’edificio anche molte delle persone che si trovavano all’interno».

Crede che il raptus di follia possa essere stato scatenato dalla troppa “violenza” che si utilizza oggi nel dibattito politico locale ed anche nazionale?

«La mia opinione è che si sia trattato di un atto di follia e disperazione, un gesto naturalmente da condannare senza “se” e senza “ma”, anche se non credo che le diatribe politiche possano portare qualcuno ad agire in un modo così duro. Da quanto ho appreso, la persona che ha agito ha grossi problemi economici e sociali, gli mancano i soldi per pagare casa e per altre incombenze quotidiane. Ovviamente nulla può giustificare ciò che ha fatto, ma è tutto figlio della difficile condizione personale».

Il gip ha ritenuto di lasciare l’aggressore a piede libero, cosa ne pensa?

«Il giudice decide e lo fa valutando tutti gli elementi, dunque per me e per noi dell’Amministrazione comunale va bene così».

Se si dovesse ripetere un caso simile agirebbe allo stesso modo?

«Sicuramente, lo rifarei per difendere le persone ed il bene comune».

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