Camorra a Nola, cadono gli ergastoli ai killer del boss Nino


2936

Due giorni fa il colpo in Corte d’Assise d’Appello. Nicola Luongo passa dall’ergastolo a venti anni di reclusione. Era difeso dall’avvocato Claudio Davino che è riuscito a far “rivedere la luce” al suo cliente. Domenico La Montagna, reo confesso dal primo grado ha ottenuto la stessa pena per aver commesso un omicidio. Venti anni di reclusione. A riportare la notizia è il quotidiano Roma in edicola questa mattina.



Poi “sconti” di pena anche per due collaboratore di giustizia: Di Buono e Ambrosino. Si chiude così il processo di secondo grado per i boss che seminarono il terrore nella zona nolana. Ci sono diversi omicidi ricostruiti dalle forze dell’ordine. L’allora boss 49enne Alfonso Nino, oggi defunto, non voleva che un pastore scaricasse rifiuti tossici nelle campagne del Nolano perché faceva male alle salute dei bambini. E così decise che Francesco Affinita doveva morire, organizzando un omicidio venuto alla luce a distanza di 12 anni grazie alle dichiarazioni di uno dei killer: Antonio Di Buono, ora pentito e reo confesso.

Ma oltre al ras, furono arrestati dai carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna altri tre uomini, tutti già molto noti alle forze dell’ordine: il ras Domenico La Montagna, 40 anni; Marco Assegnati di 47 anni e Nicola Luongo, 48enne. Gli investigatori, coordinati alla Dda di Napoli ricostruirono l’omicidio di Francesco Affinita (avvenuto il 19 novembre 2002) e il duplice agguato mortale del 16 maggio 2003 ai danni di Felice Napolitano detto “Felice ’o comunista” e di Luigi Guadagno. Una ricostruzione che si basa essenzialmente sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE


SHARE