Tutti abbiamo una nonna o un nonno, o un parente qualsiasi più avanti con l’età, che per esprimersi e farsi capire meglio utilizza espressioni locali o per meglio dire proverbi e detti propri del posto in cui si vive. In particolare, dalle nostre parti, si utilizzano tanti modi di dire dialettali e anche la zona vesuviana possiede dei modi dire particolari che in grossa parte non esistono se già ci spostiamo a Napoli o anche nell’Agro-Salernitano.

Abbiamo cercato di elencare i 10 modi di dire più utilizzati e ascoltati nelle nostre zone, ovviamente se ce ne siamo dimenticati qualcuno, potrete farcelo sapere commentando l’articolo, magari con la dovuta traduzione: anche perché ognuno può avere un nonno che magari conosce detti e citazioni di cui molti altri non ne sono a conoscenza.

[nextpage title=”Recale? Sta vicino Caserta”]

In questo caso, questo modo di dire viene utilizzato ironicamente per rispondere ad una richiesta di regalo da parte di uno degli interlocutori. Un modo particolare per divincolarsi, appunto, dalla richiesta di regalo. Ed in questo caso si utilizza la città Recale, in provincia di Caserta. Stranamente è un proverbio conosciuto soltanto sotto al Vesuvio.

[nextpage title=”Vac’ ‘a per’ a Pumpei – Dico ‘na messa scaveza a Pumpei”]

Espressioni molte note adoperate quando si ha proprio bisogno di un intervento determinante o addirittura di un miracolo per risolvere questioni spinose o addirittura su cui non c’è molto da fare. Il detto si basa sulla arcinota pratica, ancora oggi molto in uso, di andare a piedi al Santuario di Pompei per ricevere una grazia. O ancora sulla successiva pratica di percorrere scalzi e in ginocchio la navata del luogo sacro dedicato alla Madonna del Rosario.

[nextpage title=”Nun sfruculià ‘a mazzarell ‘e San Giuseppe”]

Tradotto letteralmente in “non infastidire il bastone di San Giuseppe” solitamente, viene detto a chi fa di tutto per mettere alla prova la pazienza di un’altra persona, magari insistendo nel parlare di cose scomode o fastidiose per l’interlocutore. Insomma, significa arrivare ad un punto di fastidio che nemmeno il paziente San Giuseppe riuscirebbe a sopportare. Può essere anche inteso come un “andarsela a cercare”. È un detto nato a San Giuseppe Vesuviano ma che negli anni si è esteso in tutta la Campania anche per la creazione di una particolare caramella in uso negli anni ’50 che aveva proprio la forma del bastone del Santo.

[nextpage title=”S’arricorda l’acqua a Nola”]

Si utilizza per parlare di una cosa molto vecchia o accaduta tanto tempo prima, un po’ il corrispettivo del “Cippo a Forcella” tanto caro a Napoli. Un tempo, infatti, i confini di Nola si estendevano fino al mare, dunque l’acqua a cui si fa riferimento è quella delle coste.

[nextpage title=”Nola? Sta vicino Baiano/Saviano”]

Questo è un detto particolare che viene utilizzato ironicamente per rispondere a chi dice sempre “no” oppure in altri casi per prendere in giro chi, durante un discorso, a più riprese non capisce cosa intende l’interlocutore. La versione dell’area vesuviana tende a indicare Saviano, proprio attaccato a Nola. Mentre a Napoli si utilizza Baiano, che è sì vicina a Nola ma non proprio confinante, anche se la distanza con il capoluogo fa intendere che le città siano pressoché prossime.

[nextpage title=”Chist ven ro…”]

Esistono diverse versioni di questo particolare detto, che tende a dubitare delle persone poco affidabili e che non sono a conoscenza dei fatti. Letteralmente viene tradotto in “questo viene da…” che come detto precedentemente può essere utilizzato in vari modi a seconda delle città in cui si pronuncia. Ad esempio a Poggiomarino si parla della frazione di Flocco, o a San Giuseppe Vesuviano di Santa Maria la Scala. A differenza del più famoso detto “viene della montagna” non è adoperato per una sorta di superiorità cittadina, bensì per sottolineare – attraverso le periferie – che non si può essere a conoscenza dei fatti che gli altri hanno visto con i propri occhi e che avvengono magari nelle piazze principali del paese.

 

[nextpage title=”Mannaggia ‘a muntagna ‘e Somma”]

Classica imprecazione utilizzata dalle persone del vesuviano, in particolare nei comuni vicini al Monte Somma ma anche estesa quasi all’Agro. Letteralmente tradotta in “Mannaggia la montagna di Somma”, utilizzata, per lo più, per evitare di bestemmiare anche se per i vesuviani doc, imprecare contro il Monte Somma vale quasi come un peccato mortale.

[nextpage title=”San Biase ‘o sole pe ‘e case”]

Letteralmente tradotto con “San Biagio, il sole nelle case”. Un proverbio che spinge all’ottimismo, almeno in apparenza. Tutti conosciamo la storia di San Biagio, soprattutto in quel di Palma Campania, in cui è il Santo Patrono del paese vesuviano. Questo è un detto molto utilizzato in questa zona. Ritornando al detto napoletano si dice “‘O sole pe ‘e case” perché dopo il rigidissimo inverno fa spesso capolino, proprio in questi giorni (quelli della ricorrenza), un po’ di sole, che con i suoi primi raggi dona un po’ di torpore alle fredde case partenopee.

[nextpage title=”’A campana ‘e San Paulino è rotta e sona”]

Il detto vuole dire che a volte si verificano cose inspiegabili oppure che una persona, benché impedita da qualche problema, riesce ad operare degnamente. Questo modo di dire vuole ricordare che quando a Roma il 14 maggio del 1909 furono consegnate alle autorità comunali di Nola le reliquie ossee di San Paolino, una campana incrinata della cattedrale nolana suonò inspiegabilmente senza che nessuno l’avesse azionata.

[nextpage title=”Dimane è fest a Buosc’”]

Tradotto letteralmente “Domani è festa a Boscoreale”, si tratta di un’espressione in cui si manifesta aperta diffidenza verso il proprio interlocutore, in pratica per dire “non prendermi per i fondelli” evitando di utilizzare un linguaggio più colorito. Di recente viene anche utilizzata la stessa espressione per schernire chi, nonostante numerose spiegazioni, non riesce a comprendere i concetti esposti o fa finta di non capire.