Una “guerra” tra i clan napoletani, quello del Lo Russo detto dei “capitoni” e la “Cooperativa La Gioisa” esistente da 30 anni e fatta di gente perbene che con le unghie e con i denti si è battuta contro la camorra per salvaguardare i diritti delle persone assistite (anziani e malati gravi) e quelli dei dipendenti. A raccontare i fatti è Il Corriere del Mezzogiorno con un articolo del cronista di giudiziaria, Fabio Postiglione.

Vengono ripresi i verbali delle denunce del presidente della cooperativa: «Volevano 400mila euro che il Comune di San Giuseppe Vesuviano aveva pagato alla mia cooperativa, appena lo seppero minacciarono di uccidere i miei figli». Lo racconta il presidente de “La Gioiosa”, madre di due figli, residente a Piscinola, quartiere difficile di Napoli ed in cui è egemone la cosca dei Lo Russo. E sono state proprio le dichiarazioni della donna e del marito ad inchiodare il clan, che nel 2014 le tentò tutte per sottrarre quei soldi stanziati dal Comune di San Giuseppe Vesuviano.

Ecco gli altri stralci delle dichiarazioni riportati da Postiglione nel suo articolo per il Corrmezz: «La situazione è precipitata improvvisamente quando hanno saputo che il Comune aveva sbloccato i fondi che ci doveva dare – continua la donna nel racconto – Io volevo usarli per pagare dipendenti e fornitori ma loro li volevano tutti». «Mi minacciarono dicendomi testualmente: “guarda che io sono cresciuto in mezzo alle fogne e che se voglio faccio sparire uno dei tuoi figli e pure il nonno”, facendo riferimento a mio padre».

E ancora: «Noi non volevamo cedere ma un giorno mio marito, esasperato, aggredì De Angioletti proprio in ospedale dove andò a cercarlo per minacciarlo. Gli disse che mi avrebbe mandato a prendere fin dentro la scuola elementare dove io la mattina insegno, da due uomini incappucciati».