Il governo Gentiloni ha varato la manovra sul gioco d’azzardo. Dopo mesi di attendismo ha finalmente preso forma la “manovrina” che regola il settore del gioco d’azzardo, portando modifiche abbastanza sostanziali. Una serie di provvedimenti che non soddisfano in modo completo chi sperava in un regolamento specifico su orari di apertura e distanziometro.

Le novità principali previste dal governo sono di natura finanziaria. In sostanza, l’obiettivo è ricavare il massimo da un’industria che già fornisce alle casse dell’erario circa 10 miliardi di euro all’anno. Il Preu sulle newslot salirà quindi fino al 19%, quello sulle videolottery al 6%. Con le awp si prevede di aumentare il gettito di circa 150 milioni di euro, con la speranza di poter arrivare a guadagnare fino a 200 milioni in più. Con le videolottery invece il prelievo crescerebbe di uno spazio compreso tra i 52 e i 70 milioni di euro. Cifre studiate apposta per non pesare sugli esercenti ma garantire comunque il successo per le casse statali. Inoltre da ottobre si inasprirà la ritenuta fiscale sulle vincite del Lotto, che passeranno dal 6 all’8%. Per le vincite superiori ai 500€ di altre lotterie invece si toccherà il 12%. Senza citare nessuna misura per diminuire il numero di slot machine sul territorio, o anche solo limitare gli orari di apertura dei centri scommesse. Queste soluzioni rimarranno a discrezione degli enti locali, spesso in difficoltà tra la tutela dei cittadini e il bisogno di non favorire i concorrenti.

La Campania si trova a sua volta in una situazione di difficile interpretazione. La regione può contare su una raccolta di 7,2 miliardi di euro, dietro solo a Lombardia e Lazio. Con una spesa totale di 1,7 miliardi di euro, i cittadini sborsano più di 300€ a testa ogni anno nel settore azzardo. Il governo regionale sta quindi riflettendo su come intervenire per limitare i danni. La ludopatia è un fenomeno diffuso nell’Italia meridionale, nonostante l’assenza di casinò live. La peculiarità della Campania è però l’amore per le scommesse sportive, specialità nettamente più amata che nel resto dell’Italia. Nel 2016 il volume di gioco è stato di 853 milioni di euro, il doppio della Lombardia, seconda classificata nella graduatoria per regioni.

In questo risultato un ruolo fondamentale è ricoperto dalla città di Napoli. Il capoluogo può contare su una raccolta di 233 milioni di euro, ben più della somma del volume di gioco delle sette regioni meno avvezze alle scommesse sportive. Anche per questo il comune ha deciso di proteggere i giocatori con alcuni provvedimenti. Il più importante ha limitato gli orari di apertura dei centri scommesse, cercando di non lasciare ai cittadini troppo tempo a disposizione per spendere il loro denaro. Una recente sentenza del Tar della Campania ha protetto la decisione, respingendo il ricorso presentato da un esercente. Non ha invece avuto seguito, almeno per il momento, la proposta di osteggiare le pubblicità sul gioco d’azzardo. Un punto già realizzato in città come Verona, ma la Campania non sembra ancora pronta a una svolta del genere. In attesa di nuovi sviluppi regionali e locali, la manovra del governo non sembra portare vantaggi né ai lavoratori né ai clienti della zona.