Un Maurizio de Giovanni in grandissima forma, più che mai, ieri pomeriggio a San Giuseppe Vesuviano. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del suo nuovo libro, “I Guardiani” (il primo di una trilogia che vede Napoli al centro di avventure archeo-fantasy, condite da tantissimi cenni storici reali), organizzata con sapiente maestrìa dall’Ass. Fidapa sez. san Giuseppe Vesuviano (Na), con la Presidente Prof. Maria Lucia Ambrosio e la socia Prof. Elvira Miranda, in prima linea, davanti ad un a platea folta ed attenta.

Grandissima, la partecipazione dei giovani studenti dell’IS Caravaggio, guidati dalla stessa docente Miranda: eccellenti, nel leggere alcuni brani tratte dalle opere del grande scrittore napoletano e nell’accoglienza dei partecipanti. Bravissimo, il Maestro Antonio Ferraro, giovane talentuoso musicista che ha accompagnato le letture. In modo del tutto appassionato, Fernando Massa della Cartolibreria Massa e la sua valentissima collaboratrice, hanno sistemato con cura le pile di libri rivolte alla vendita, dispensando consigli per la lettura ai più giovani. Una vera festa, che ha visto i deliziosi dolcetti “Mora e cannella” (frutto della collaborazione tra l’associazione In Rosa e lo store Pk Giordano di Aldo Cernelli), in omaggio a ciascun partecipante all’evento, sparire in pochissimo tempo.

L’avvocata Fiorella Ammaturo dello sportello legale dell’Associazione In Rosa, applaudita da tutti i presenti in modo molto sentito, ha spiegato il progetto ricevendo tantissimi consensi e riscontri.  «L’immaginazione è Libertà – così de Giovanni – Davanti allo schermo della tv siamo spettatori, siamo passivi, accettiamo una realtà propostaci da altri. È solo con la lettura, che possiamo mettere in moto la fantasia ed essere davvero liberi». Grande commozione, alla lettura del monologo tratto da “Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone”, il libro uscito poco dopo la messa in onda della fiction tratta dalla saga dello scrittore: l’amore e la morte, attraverso la vicenda personale del vice commissario Giorgio Pisanelli, personaggio amatissimo, interpretato per la televisione da un fantastico Gianfelice Imparato.

E poi la città di Napoli, attraverso il racconto di de Giovanni, innamorato perso di quella metropoli del sud, «unica città italiana ad avere una identità precisa – ci spiega – un po’ inferno, sorgendo su un territorio vulcanico, dal Vesuvio ai Campi Flegrei, ad Ischia» ed «un po’ paradiso, per le bellezze naturali e storico-artistiche che vi si ergono in superficie». Standing ovation, a conclusione dell’intervento dello scrittore, che non ha dubbi circa le grandi potenzialità attrattive che cultura e turismo offrono a chi si avvicina al nostro territorio campano «abbiamo tutti fame di cultura; negli ultimi anni ho assistito ad un cambiamento della gente: si cerca il teatro, la musica, la libreria, il museo; d’altronde gli stessi luoghi dove si fa cultura sono cambiati nel corso del tempo, diventando interattivi: lo percepiamo nei grandi teatri, come negli stessi musei, ad esempio».

E su “I Guardiani”: «Cattleya (la società di produzione di Gomorra, per intenderci) mi aveva chiesto una storia su cui lavorare per una serie tv sulla piattaforma Sky. Non poteva che essere Napoli, protagonista e la storia è venuta da sé». Un accenno al suo ultimo lavoro, è stato offerto al pubblico grazie all’acuta sensibilità della Prof. Miranda, che da biologa, non si è mai limitata ad aver contatti con i suoi studenti solo ed esclusivamente entro i limiti della materia che insegna, o dell’orario di lezione, ma li ha sempre stimolati per una propria crescita culturale, anche e soprattutto fuori dalle mura scolastiche. Il riferimento ad un altro scrittore di valore come Gesualdo Bufalino è d’uopo, perché se è vero com’è vero che “la mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari”, è ancor più vero che di insegnanti come la Prof. Elvira Miranda andrebbero riempite le scuole superiori.

Gli studenti hanno mostrato un loro video tratto da una visita guidata sui luoghi della saga di Maurizio de Giovanni, “I Bastardi di Pizzofalcone” (dalla quale è stata costruita la fiction) e lo scrittore, incalzato dalla Miranda, ha sapientemente descritto la storia della Chiesa di Santa Maria alla Pietrasanta, sorta su un edificio paleocristiano datato al VI sec d.C., il quale a sua volta nacque su un tempio pagano dedicato alla dea Diana, nel quale operavano le sue sacerdotesse, le “dianare”: donne che conoscevano perfettamente i segreti della natura e ne ricavavano rimedi medicamentosi per la gente. Così nacque la leggenda del diavolo travestito da enorme maiale che, tutte le notti (quando il tempio era ancora in piedi), si aggirava minaccioso per la piazza e le strade limitrofe per spaventare col suo diabolico grugnito i passanti.

Il culto di Diana era riservato alle sole donne e col passare del tempo, la loro esistenza generò malumori negli uomini, compresi quelli delle gerarchie ecclesiastiche, arrivando fino al vescovo Pomponio, che nel 533 fece erigere una chiesa al posto del tempio, sostenendo che glielo avesse chiesto la vergine Maria in sogno. Da lì, l’uso dispregiativo del termine “ianare”. Le sacerdotesse furono bollate di stregoneria, perché capaci di invocare il demonio.

Ogni anno a seguire, per molti secoli, ciascun vescovo si affacciava dalla finestra della chiesa e sgozzava un maiale, segno della vittoria del bene sul male. Della roccia, sulla quale Maria avrebbe detto a Pomponio di erigervi una Chiesa per sconfiggere il diavolo che spaventava i passanti nella zona e che baciandola donava ai fedeli l’indulgenza plenaria, non se n’è mai saputo alcunché nella realtà, né è mai stata ritrovata.

Quel che di sicuro è stato rinvenuto, ieri pomeriggio a San Giuseppe Vesuviano, è l’entusiasmo della gente, incantata davanti ad uno scrittore del calibro di Maurizio de Giovanni, e sempre più pronta a nuovi stimoli culturali, che non sempre possono provenire dalle forze delle sole associazioni. La Cultura è Libertà, come ci ha spiegato lo scrittore: facciamo di tutto e tutti insieme, per far sì che questa luce splendente e calda possa illuminarci tutte e tutti, componenti di una comunità cittadina piccola, ma importante e che possa farlo quotidianamente, anche costruendo luoghi opportuni pubblici di aggregazione.