Rapinatore “per crisi”, il Tribunale del Riesame lo scarcera e lo spedisce ai domiciliari in tempi record. È la storia Alfonso Salvati, il 39enne autore del raid messo a segno un mese fa ai danni di un esercizio commerciale tessile di Terzigno. L’uomo, pregiudicato di vecchio corso con un passato burrascoso alle spalle, negli ultimi tempi era riuscito a rimettersi in carreggiata. A raccontare la storia è il quotidiano Roma, che scrive: «Salvati, infatti, poco più di quattro anni fa decide di cambiare vita. Si mette dunque alla ricerca di un impiego stabile e dopo poco viene assunto come operaio in un opificio del Vesuviano».

«Tutto procede per il meglio, il 39enne sembra finalmente essersi ritrovato. Poi, appena pochi mesi fa, ecco che accade l’irreparabile. Come un fulmine a ciel sereno, sotto la spinta della crisi, arriva il licenziamento. Alfonso Salvati, schiacciato dai debiti, perde la testa e decide di farsi giustizia da sé. Il 2 aprile scorso, pistola in pugno (nella foto), fa irruzione nella rivendita di articoli tessili gestita da un commerciante cinese e si fa consegnare l’incasso della giornata: poco più di 400 euro».

Innanzi alla Decima sezione del Tribunale del Riesame Salvati ha ottenuto il 21 aprile gli arresti domiciliari. A spuntarla la strategia messa in atto dagli avvocati Marco Bernardo e Giuseppe Milazzo. I due difensori sono infatti riusciti a dimostrare che il loro assistito aveva agito «non per innata indole delinquenziale», bensì sotto la spinta innescata «dal disagio economico» che il pregiudicato stava attraversando in seguito al licenziamento. Salvati, come se non bastasse, avrebbe tra l’altro maturato la convinzione che a scatenare la crisi della sua ex azienda fosse stata proprio l’avanzata dei cinesi.