Era il maggio del 2010 quando grazie ad una serie di denunce delle associazioni animaliste di Nola, la Forestale fece irruzione all’interno de canile “Cani felici Onlus” situato a Marigliano. All’interno furono trovati ben 286 animali, tutti malnutriti e con ferite, oltre che in condizioni igienico-sanitarie disastrose. «Emergono gravi carenze igienico-sanitarie, irregolarità amministrative e viene accertata una grave sofferenza per gli animali ricoverati», recitava il verbale delle forze dell’ordine.

E dopo sette anni esatti, per il titolare del canile è arrivata la condanna a 9 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. L’uomo è stato infatti ritenuto colpevole dei reati di abbandono e maltrattamenti degli animali, quasi trecento “trovatelli” tutti affidati alla sua onlus che è finita sotto sequestro nel 2015.

Da Il Mattino online si legge: «All’atto del controllo – c’è scritto nella sentenza emessa dal giudice di Nola – diversi cani si presentavano con brutte ferite, altri si azzannavano tra loro, i box erano invasi da escrementi. Fu addirittura trovato un cane morto in mezzo agli altri animali. Non tutti gli alloggi risultavano poi muniti di ciotole per il cibo e l’acqua, e la gran parte di quelle che c’erano erano sporche e presentavano muffe».

E ancora: «In un terreno antistante il canile – prosegue il giudice – furono rinvenute poi una trentina di buche ricoperte da terreno. Procedendo allo scavo, si era fatta la macabra scoperta: nelle buche c’erano carcasse di cani avvolte in bustoni neri. Ai cani sepolti erano inoltre stati prelevati – mediante taglio dalla testa alla spalla – i microchip. Evidentemente detti microchip erano stati impiantati su altri cani presenti nel canile».