Home Notizie Certo che la coerenza non… abita presso l’Esecutivo (e non c’è dubbio!)

Certo che la coerenza non… abita presso l’Esecutivo (e non c’è dubbio!)

Che novità: per non infliggere aumenti sulla benzina e sull’IVA, guarda un po’ dove l’Esecutivo andrà a parare con la manovra bis: con un ulteriore aumento della tassazione sui giochi tradizionali e sui casino online. E meno male che per “obbedire a quanto imposto dalla Commissione Europea” non si andrà a ricorrere, ancora una volta, all’istituzione di nuovi prodotti di gioco. Quindi, ci risiamo, come accade sempre quando il Governo è a caccia di risorse… prende la mira e centra il settore del gioco d’azzardo pubblico: purtroppo è uno scenario che si ripete e nonostante l’introduzione di altre tasse che chiamare “insolite” sembra esattamente un eufemismo, come quella sulle bevande gassate ed il rincaro delle sigarette di fascia!

Ormai, il gioco pubblico deve averci fatto il callo e, quindi, il contributo di 500 milioni che richiederà l’Esecutivo non stupisce certamente, ma riempie di tristezza oltre che di paura economica l’intero settore: ecco che si concretizzerà un aumento della cosiddetta “tassa della fortuna” con il prelievo sulle vincite superiori ai 500 euro che passerebbe al 10% dal più esiguo 6%, sino ad arrivare all’ulteriore aumento del prelievo sulle slot machine che salirebbe, in proporzione a quello dello scorso anno, di un punto ed arriverà alla cifra “incredibile” del 18,5%.
Per non “scartare nulla” di quello che attiene il gioco, verrebbero anticipate anche una serie di gare: quella sul Gratta&Vinci e quella sul SuperEnalotto, con un’ipotesi innovativa che riguarda il gioco del Lotto e basata su 50 numeri anzicchè i tradizionali 90. Ma che ne è del pensiero dell’Esecutivo quando si esprime proclamando che bisogna ridurre la diffusione del gioco e le “famigerate macchinette”? Ed anche della promessa di un autorevole Ministro di voler “disintossicare” le entrate erariali dalle risorse che provengono dai giochi. Ma si sa che la politica da un lato dice una cosa e dall’altro ne fa esattamente un’altra.
E senza contare pure che si metteranno a bilancio, anche in futuro, le nuove entrate da questo settore. Ma l’accordo che dovrebbe uscire dalla Conferenza Unificata con tutti i suoi proclami che fine farà? Se il nostro Paese si impegna, di fronte all’Europa, a far quadrare i propri conti, facendo affidamento anche sul mondo del gioco d’azzardo pubblico ed i suoi introiti mettendoli, quindi, a bilancio per i prossimi anni, come potrà permettersi l’Esecutivo di promettere (e sopratutto mantenere) una riduzione ed una riforma del gioco e tanto meno come farà a vedere diminuire le proprie entrate da questo settore?
Certamente, gli impegni con l’Europa bisogna rispettarli, ma quelli con il popolo italiano (la parte che non adora il gioco d’azzardo ed i casino dal vivo e che ne chiede la riduzione) e quelli che si intendono prendere con gli operatori che agiscono a nome e per conto dello Stato avendo acquisito le concessioni e che hanno il diritto di poter lavorare in virtù di quanto acquistato, dove andranno a finire? Tutti i discorsi, le attese, le promesse e le speranze che sono state sciorinate in quest’ultimo anno che fine faranno? Andrà tutto nel “dimenticatoio politico” e si correrà solo dietro alla quadratura del bilancio in rispetto alle norme europee? E la parte del popolo italiano che si occupa di gioco, dalle imprese alle risorse dove andranno a finire? Il gioco aspetta, naturalmente, dovrà aspettare e “coerentemente” e correttamente pagare.

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