Chi scrive non fa mai politica perché è giusto così, ma in questo caso non ci si può esimere dall’esprimersi negativamente nei confronti di quanto la Politica intende fare con la sua ”già famigerata manovra-bis” per quanto riguarda ulteriori aumenti “destinati” al mondo del gioco d’azzardo pubblico o ai siti che permettono di giocare al casino online. Chi ci governa dovrebbe fare gli interessi dei cittadini, tutelarli, proteggerli e non mettere in mezzo ad una strada risorse e costringere imprese a chiudere per la propria esigenza “personale” di far quadrare i conti dello Stato e questo senza toccare i “vari bonus politici” che sono come tutti sanno ingenti e che non si riescono mai a toccare!


Il settore del gioco, così, non sembra composto da cittadini operosi, rispettosi delle leggi, ma da “delinquenti” che vanno tartassati il più possibile e dai quali si può pretendere “l’impossibile” perché si trovano a “frequentare” un mondo apparentemente ricco e privo di preoccupazioni. A nulla servono o sono servite le notifiche effettuate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha in mano il “termometro” della situazione ludica e che ha avvertito l’Esecutivo quanto fosse sbagliato “infierire ulteriormente” con aumenti destinati al settore che non avrebbe avuto la forza di fronteggiarne “l’urto”.
L’Agenzia aveva già avvertito il Governo in febbraio ed in marzo che un rincaro della tassazione sul settore del gioco avrebbe rischiato di far saltare il sistema intero. In queste missive veniva specificato chiaramente come ogni iniziativa “volta ad aumentare il Preu, in qualsiasi misura, avrebbe compromesso l’esistenza del comparto industriale dei giochi con rischio per la tenuta del gettito complessivo”. Una affermazione di così importante contenuto avrebbe dovuto comportare una presa di coscienza ferma ed obbiettiva: oltre tutto l’Agenzia aveva sottolineato come il livello di imposizione vada riportato alla grandezza del margine anche quando la base imponibile di riferimento è la raccolta.
Le varie proposte di aumento dell’aliquota sulle slot derivano da una errata lettura dei dati fiscali dove viene obbiettivamente confusa la tassazione sulla raccolta come se l’aliquota fosse riferita al margine. In aggiunta l’Agenzia specificava anche come l’aliquota del 20% sulle Awp significherebbe in pratica una percentuale del 66% sul margine imposizione assolutamente insostenibile per qualunque impresa di qualsiasi settore. Lo stesso discorso vale per le Vlt dove la tassazione dell’8% come propone il Parlamento equivarrebbe sempre ad un 66% del margine.
Insomma, non ci sarebbe in tutti i casi il presupposto per un qualsivoglia ritocco fiscale a meno che non si contestualizzi il tutto in una più ampia riforma di gioco. Sottoponendo persino quel passaggio della tassazione dalla raccolta al margine che renderebbe il tutto più sostenibile anche relativamente alle continue ed assidue richieste economiche che il Governo si ostina a perpetrare nei confronti del mondo-gioco. Tutte queste considerazioni, però, sembrerebbe non abbiano sortito un effetto positivo, anzi.
Ma il Governo non può non sapere che il settore ludico comprensivo dei migliori casino oggi è “alla frutta”, e questo nonostante l’immaginario collettivo pensi che si tratti di un mondo ricco e profittevole: l’incremento della tassazione potrebbe rivelarsi non sostenibile da parte degli operatori e qualora si scaricasse sui giocatori potrebbe divenire impraticabile e capace di determinare una diminuzione “tangibile” sulla richiesta, portando invece ad una diminuzione delle entrate per l’Esecutivo. E non bisogna neppure dimenticare che il parere dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli viene “accompagnato” da quello della Corte dei Conti che ha evidenziato anch’esso tutte le criticità del caso.