Una denuncia-querela contro il sindaco di Cantù (Como) per le «offese alla città di Napoli e ai napoletani tramite Facebook», è stata depositata alla Procura di Nola da due avvocati residenti a Pomigliano d’Arco, “per cercare di rimediare al palese oltraggio a tutta la popolazione partenopea da parte del primo cittadino lombardo”.

I due legali – Giuseppe Gragnaniello, penalista del foro di Napoli, e Antonio Rea, civilista del foro di Nola – si dicono, infatti, «offesi per i post pubblicati su Facebook dal sindaco di Cantu’ Claudio Bizzozero», e hanno presentato la denuncia anche «in vece del Comune di Pomigliano d’Arco e della Città Metropolitana di Napoli, in virtù dell’azione popolare consentita dalla legge». I reati che sollevano i legali nella denuncia, vanno dalla diffamazione, alla violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione ricoperta, ai motivi abietti e futili, il tutto aggravato dall’odio xenofobo.

«Siamo nati a Napoli e ci sentiamo parte della cultura partenopea», ha spiegato Gragnaniello secondo il quale «la sequenza di oltraggi che Bizzozero ha pubblicato non può passare inosservata neanche alla magistratura, a cui chiediamo di procedere nei confronti di questa persona». «Non abbiamo nulla contro Cantù e la popolazione che ci vive, – spiega ancora Gragnaniello – ma siamo offesi per le parole usate da Bizzozero nei confronti di Napoli, di cui ci sentiamo parte per cultura, lingua e tradizioni».

Nella querela, i due legali sottolineano che le dichiarazioni del sindaco di Cantù, che aveva definito il capoluogo campano, “una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile”, «appaiono trasudare – spiegano Rea e Gragnaniello – sicuro e chiaro livore nei confronti di Napoli e del popolo napoletano». «Tale odio palesemente serbato – si legge ancora nel documento – si rileva non solo dalla particolarmente accentuata oltraggiosità dei termini elettivamente utilizzati dal Bizzozero, ma anche dall’interminabile concatenazione delle ingiuriose aggettivazioni riferite».

Rea e Gragnaniello, quindi, sottolineano che al sindaco di Cantù sfugge «il dovere proprio di ogni primo cittadino di rapportarsi agli altri comuni col medesimo riserbo serbato per la propria cittadinanza», ricordando che «l’Italia è pur sempre una e indivisibile», e che «l’Unità è innanzitutto garantita dal rispetto istituzionale per l’altro da se, rispetto di cui il primo cittadino non può che essere garante e promotore». I due legali, infine, annunciano di riservarsi la costituzione parte civile nell’eventuale procedimento penale, e si dicono pronti ad un’azione collettiva con quanti decidessero di voler presentare analoga denuncia.