Inscenavano falsi incidenti con danni a persone e a cose per spillare soldi all’assicurazione. Questa la tesi accusatoria formulata dalla procura di Udine, che ha inserito 18 persone nel registro degli indagati con l’accusa di aver danneggiato attraverso comportamenti fraudolenti la compagnia assicuratrice Uniqa protezione Spa con sede legale in viale Venezia.

Per 16 di questi, ieri, il giudice Andrea Odoardo Comez ha disposto il rinvio a giudizio: dovranno difendersi dalle accuse di fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona in concorso dinanzi al giudice monocratico Roberto Pecile nell’udienza del 10 novembre.

Occorrerà invece un’altra udienza il 26 giugno per definire la posizione di Antonio Rea, 48  di Somma Vesuviana, resosi irreperibile, e per Raffaele Vitale, 37 anni, napoletano, per difetto di notifica. I fatti contestati nel fascicolo, aperto dal sostituto procuratore Paola De Franceschi, si riferiscono quasi tutti al 2011.

In quei mesi la Ford Ka di Anna Ioele, 53enne napoletana difesa dall’avvocato Giovanni Tarragoni, è rimasta coinvolta in numerosi sinistri: tamponamenti, investimenti di pedone, urti di vetture in retromarcia e poi investimenti a motocicli, Ape car e svariati modelli di auto. Tutti sinistri simulati, secondo la versione dell’accusa, con l’intento di ottenere indebiti risarcimenti dall’assicurazione. E così, assieme ad Anna Ioele sono finite nel registro degli indagati altre 17 persone in qualità di pedoni investiti, motociclisti e automobilisti danneggiati nel corso di presunti incidenti.

Fra loro Olimpia Pace, 54enne napoletana difesa dall’avvocato Mario Imperatrice, Rosaria Grimaldi, 46enne residente a Massa di Somma, difesa dall’avvocato Raffaele Pucci, il 40enne Francesco Sebeto di Sant’Anastasia difeso dall’avvocato Felice Mollo e la trentenne Veronica Maria Grazia Conte residente a Pastrengo difesa dal legale di fiducia Giovanni Dal Cero. Per tutti loro i difensori hanno chiesto l’assoluzione, sollevando eccezioni sulla competenza territoriale del procedimento o, comunque, chiedendo il non luogo a procedere.