Nuova udienza questa mattina alla Corte d’Assise del Tribunale di Udine del processo a Giosuè Ruotolo, il militare di Somma Vesuviana unico accusato di aver ucciso il 17 marzo 2015 al palasport di Pordenone il commilitone Trifone Ragone e la fidanzata Teresa Costanza. In aula oggi la ex fidanzata di Ruotolo, la 24enne Maria Rosaria Patrone, giunta in tribunale accompagnata dalla madre e attorniata da telecamere e fotografi.

La Corte ha quindi dovuto decidere se ammetterla, come voleva la pubblica accusa, in qualità di testimone semplice oppure, come aveva chiesto il suo difensore, come testimone assistito. La corte ha deliberato di sentire Rosaria Patrone in qualità di testimone assistito. Il che le ha dato la facoltà di non rispondere, facoltà di cui si è avvalsa la giovane. Rosaria Patrone è peraltro anche indagata dalla Procura di Pordenone che le ha notificato la proroga delle indagini per favoreggiamento dell’omicidio dei due fidanzati.

«Maria Rosaria mi disse che aveva saputo da Giosuè di uno scherzo fatto in caserma, non so da chi. Lei aveva fatto un solo accesso al profilo Facebook da cui partivano i messaggi e mi disse che Giosuè si era infastidito perché lo scherzo lo avevano fatto in caserma e correvano il rischio di peculato». Lo ha invece riferito in aula Stella Secondulfo, la madre di Maria Rosaria Patrone, ascoltata come teste. Rispondendo alle domande sul profilo anonimo rivoltele dai pm, la donna ha raccontato della relazione tra i due ragazzi.

«Quando stavano insieme stavano benissimo, erano innamorati. Non li ho mai visti litigare. L’unica nota dolente era la lontananza. Lei era gelosa». E ha riferito di aver scoperto solo dagli inquirenti dei messaggi inviati dal cellulare della figlia in cui si faceva riferimento a gravi problemi di salute o aggressioni subite: «Mi ha detto che si è inventata delle storie, delle sciocchezze per attirare l’attenzione di Giosuè».