Poggiomarino, gli studenti del Da Vinci: «Non siamo fannulloni, noi a lezione con gelo e plaid»


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Non ci stanno gli studenti dell’Isis Leonardo Da Vinci alle accuse di avere poco volontà di mettersi sui libri e sui banchi. È infatti quanto avanzato da qualcuno dopo la protesta dell’altro giorno nell’istituto di Poggiomarino, dove gli alunni sono usciti tra i corridoi come forma di ribellione per il troppo freddo avvertito all’interno delle aule. La voce fuoriuscita, infatti, è che i termosifoni fossero in funzione e che nonostante tutto i ragazzi abbiano deciso di attuare un sit-in.



Un momento della protesta all’Isis Da Vinci di Poggiomarino

A chiarire la situazione, almeno per quanto riguarda la voce studentesca, è il rappresentante d’istituto, Pasquale Miranda, che spiega: «Al rientro a scuola dalle festività natalizie gli alunni si sono ritrovati ad affrontare una situazione inaspettata. Il primo giorno in particolare siamo stati costretti a trascorrere le cinque o sei ore scolastiche in condizioni pietose, come se le lezioni si svolgessero all’esterno, perché come possono assicurare tutti gli alunni e docenti, il clima e le temperature erano le stesse».

Ma mettendosi in contatto anche con Comune e Città Metropolitana, il rappresentante ha appreso un punto fondamentale del riscaldamento per quanto riguarda i plessi, affermando: «Quando mi sono rivolto agli enti pubblici ho scoperto che la nostra scuola, pur avendo i riscaldamenti, tra l’altro non presenti in tutte le classi, non rispettava le regole fondamentali, come quella di lasciarli accesi dieci ore al giorno in modo da garantire una temperatura di 20 gradi, mentre invece nelle aule abbiamo rilevato non più di 5 gradi».

Anche i carabinieri intervenuti per ordine pubblico durante la protesta hanno tuttavia certificato che gli ambienti fossero piuttosto freddi nonostante l’accensione dell’impianto di caldaie e termosifoni: «Da fuori, ed anche attraverso i giornali – spiega ancora Pasquale Miranda – è emerso invece che noi abbiamo protestato pur avendo il riscaldamento in funzione. Mi rendo conto che spesso le proteste scolastiche sono viste come un modo che gli studenti utilizzano per non fare lezione, ma in questo caso anche molti dei genitori che sono contrari a queste iniziative, hanno riconosciuto la gravità della situazione».

E dei giorni del grande freddo, infine, si racconta addirittura di scene in cui non solo gli allievi indossavano giubbotti e sciarpe in classe, ma persino di qualcuno che aveva deciso di munirsi di un plaid pur di non saltare le ore di lezione.

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