Arcobaleno Vesuviano e plesso San Gennarello: tra i banchi si parla della ferita “leggi razziali”


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In occasione della giornata della memoria, l’Associazione Arcobaleno Vesuviano in collaborazione con il preside Carmine Strocchia e dell’intero corpo docente dell’Istituto Comprensivo San Gennarello ha realizzato il progetto “Riscriviamo la storia”. Una mattinata all’insegna dell’emozione e del ricordo quella che hanno trascorso il 26 gennaio gli alunni del plesso i quali hanno avuto l’onore di conoscere, ma soprattutto di ascoltare Tullio Foà.



Foà, un giovanotto classe 1933 i cui occhi azzurri riflettono uno spirito ironico e grintoso è uno degli esponenti di quanto rimane della comunità ebraica di Napoli ed è uno degli ultimi testimoni diretti dei periodi più turpi della storia dell’umanità e dello Stato italiano: quello delle leggi razziali, della persecuzione e dello sterminio degli ebrei.

Il tono pacato, intenso e coinvolgente delle parole di Foà, ha attirato subito l’attenzione dei ragazzi che, in un silenzio surreale, hanno ascoltato il racconto della vita di un bambino di soli cinque anni vittima delle conseguenze delle leggi razziali contro gli ebrei nella città di Napoli. Fatti, persone e avvenimenti si sono susseguiti in una narrazione che parlando di una storia passata si è fatta carne nei ricordi di tanti che l’hanno vissuta.

Tullio, pur nella drammaticità delle parole, ha trasmesso coraggio, voglia di riscatto per un’umanità che in quegli anni ha dato il peggio di sé. Il dialogo è proseguito poi, con le domande che i numerosi alunni gli hanno rivolto ed alle quali lui, in piedi accanto a loro, ha risposto con disponibilità, profondità e semplicità. Gli alunni dell’Istituto Comprensivo San Gennarello, si sono preparati all’incontro-dialogo con la storia vivente, approcciandosi all’argomento attraverso documenti e testi storici ed elaborando cartelloni, temi, poesie e domande significative da rivolgere a Foà.

La conclusione dell’intervento di Tullio, ha lasciato tutti i suoi interlocutori silenziosi e pensanti soprattutto sul ruolo che ricoprire la scuola; ha, infatti, citato le parole di un preside di un liceo americano, polacco, sopravvissuto ad un campo di sterminio: “(…), sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi da diplomati di scuole superiori e università. DIFFIDO, QUINDI DELL’ISTRUZIONE. La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati (…). La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani”.

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