Baby pentito di Boscoreale condannato a 6 anni di reclusione

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I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata hanno inflitto sei anni e mezzo di reclusione al “baby pentito” Gerardo Colantuomo, l’ultima “gola profonda” del Piano Napoli, per lesioni ed estorsioni aggravate ma anche per usura. A riportare la notizia è stato il quotidiano Roma.



Assieme al 22 enne di Boscoreale, sono stati condannati anche il fratello Angelo, la sorella Annunziata e la mamma Rosa Intagliatore. Tutti, inoltre, sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici.

Gerardo, il pentito, dopo il suo arresto decise di collaborare con la giustizia per paura di essere ucciso. Quest’ultimo finì in manette a chiusura di indagini sullo spaccio di stupefacenti nel rione di edilizia popolare di via Settetermini, e su alcuni agguati, non mortali, avvenuti in zona, con raid a portoni e spostamenti di pistole all’interno del quartiere. Pochi mesi fa, per lui arrivò la condanna a 3 anni di galera per detenzione di armi clandestine, con pena sospesa e riconoscimento delle attenuanti per i collaboratori di giustizia. Riconoscimento con sconto di pena che però al processo-bis non è giunto. Infatti il 22 enne è finito nuovamente dietro le sbarre, ma questa volta per le accuse di lesioni aggravate, estorsione aggravata e usura, il tutto ai danni di Rita Improta e sua sorella Argentina, ferite in un raid al Piano Napoli nel luglio di due anni fa. Gerardo Colantuomo, dinanzi ai giudici, ha sempre negato ogni responsabilità, ma secondo l’accusa – rappresentata dal pm della Procura, Silvio Pavia – il 22enne ha sempre detto il falso.

Oltre a Gerardo Colantuomo, i giudici hanno condannato anche suo fratello Angelo (5 anni e 9 mesi), la sorella Annunziata e la mamma, Rosa Intagliatore. Per loro la pena è a 5 anni e 3 mesi di reclusione ciascuna. Tutti, infatti, avrebbero preso parte all’azione di fuoco, con una raffica di proiettili esplosi con tre pistole diverse, verso un balcone al quale erano affacciate le due donne e una bambina. Rita Improta fu ferita, la sorella solo di striscio per una scheggia, la piccola rimase miracolosamente illesa. Per questo processo, in 3 furono già condannati in primo grado in abbreviato, ma gli altri imputati avevano sempre negato ogni addebito.

Colantuomo, il giorno dopo l’accaduto, rivelò alla polizia dove nascondeva un intero arsenale per il suo gruppo criminale: una carabina Benteler Vore calibro 22, un vecchio fucile mitragliatore calibro 9 della Beretta, una pistola Beretta 34 calibro 9 corto, una pistola Colt 19R U.S. Army, una pistola Bernardelli ONE VB calibro 9 corto, una pistola calibro 9mm Luger, nonché numerosi caricatori e munizionamento di vario genere. Di lì, la decisione di collaborare con la giustizia, spiegare cosa ci celasse dietro le famiglie malavitose di Boscoreale, rivelare i nuovi equilibri criminali che manovrano il traffico di droga in quello che era una piazza di spaccio attiva 24 ore al giorno. “Ho paura di essere ucciso, voglio pentirmi”  queste le famose frasi che disse ai magistrati.

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