Scandalo a Palma: un terzo dei commercianti non paga la tassa sui rifiuti, è caccia ai furbetti


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Il problema è venuto a galla in tutta la sua gravità durante un incrocio di dati raccolti dalle Guardi Ambientali del distaccamento comunale di Palma Campania e mette in evidenza un dato alquanto allarmante: un terzo delle attività commerciali campionate, negli ultimi tre anni non ha potuto o non ha voluto pagare il tributo comunale per la raccolta e lo smaltimento dell’immondizia.



tassa-rifiuti

Le attività di accertamento, raccolta e confronto dati finora operate dalle Guardie Ambientali a seguito dell’ordinanza sindacale sul censimento delle attività operanti nel settore tessile, al fine di prevenire l’abbandono di scarti di produzione, ha evidenziato una notevole percentuale di attività che pur avendo dei contratti specifici per il conferimento dei materiali non assimilabili al servizio di raccolta rifiuti urbani, (scarti tessili) non risultano iscritte ai ruoli Tari che gli permetterebbe di conferire rifiuti assimilabili prodotti negli uffici o ambienti diversi dal laboratori di produzione. I rifiuti però vengono giornalmente conferiti e ritirati dal servizio pubblico.

Come detto, in gran parte, ad essere in difetto con il Fisco sono le utenze relative agli operatori economici del settore tessile che valgono una cospicua percentuale dell’intero gettito tributario comunale. Ma negli ultimi giorni, sono stati elevati verbali che hanno fatto emergere che numerosi titolari di attività economiche (negozi, bar, ristoranti) negli ultimi tre anni hanno omesso o non hanno potuto pagare la tassa rifiuti.

A novembre gli ispettori delle Guardie Ambientali, con funzione di agenti accertatori, procederanno a consegnare bonariamente i moduli con cui effettuare l’iscrizione. La campagna di recupero si svolgerà sulla falsariga di quanto avvenuto ad agosto fino al 15 settembre con la consegna delle schede di censimento ex ordinanza sindacale 50.

Intanto, trattandosi in molti casi di importi cospicui, i contribuenti potranno avvalersi del ravvedimento oneroso tra l’altro previsto dalla stessa finanziaria che ha introdotto la Tari con possibilità di rateizzare i pagamenti pregressi ante 2015, nonostante sia relativamente urgente far rientrare nelle casse municipali le somme che permetterebbero di abbassare la spesa collettiva.

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