Estorsioni da padre in figlio, tornano in carcere i due soldati del clan Fabbrocino

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Estorsioni tramandate di padre in figlio, uno scenario inquietante che si è sviluppato a Ottaviano, dove per dieci anni un imprenditore è stato taglieggiato dal clan Fabbrocino i cui esponenti si sono passati, come in una staffetta, le vessazioni nei confronti dell’uomo. E per questi reati sono tornati in carcere i due soldati del clan Francesco Cozzolino e Giuseppe Caliendo di 50 e 33 anni.



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I due furono scarcerati, ma la Dda (la direzione distrettuale antimafia) ha preteso di nuovo la detenzione degli esponenti della cosca vesuviana. La vicenda era emersa, portando nel 2012 a tre arresti, anche grazie alla denuncia della vittima, che aveva subito una rapina nel suo esercizio dieci minuti dopo aver pagato la rata del pizzo al suo attuale persecutore. La rata mensile, che all’inizio dell’estorsione, anno 2001, era di 700mila lire, nel 2011 era arrivata a duemila euro.

La gestione dell’estorsione fu assunta da Francesco Cozzolino e Giuseppe Caliendo; finito in manette quest’ultimo, ci fu l’ulteriore passaggio di testimone nelle mani del figlio, Giovanni Caliendo, che aumentò pressione e minacce sulla vittima. A far traboccare il vaso, spingendo l’imprenditore alla denuncia, fu la rapina subita dall’uomo nel suo esercizio in pieno giorno, pochi minuti dopo il passaggio di Caliendo junior per riscuotere la rata che, in teoria, avrebbe dovuto garantirgli la protezione.

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