«Disastro Cis di Nola, altre 270 imprese sull’orlo del fallimento»: via agli esposti in Procura


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Le vie crucis dei tanti imprenditori che avevano investito tutto nel CIS di Nola, i loro volti dolenti ma non rassegnati. Storie di coraggio e dignità e, con esse, la voce forte e chiara del presidente di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro, che ha fatto di questa battaglia un punto decisivo per le sorti del Sud e della Giustizia italiana. E ancora gli esperti, i giornalisti, le limpide analisi di quegli imprenditori del CIS che ce l’avevano fatta a vincere la sfida prima che intervenisse il mostro delle alchimie finanziarie, oggi pronte a stritolare l’intero CIS facendo tabula rasa dei capannoni, travolgendo per intero quel grande sogno industriale del Sud, dopo aver già falcidiato centinaia e centinaia di posti di lavoro e un tessuto produttivo che è stato autentica spina dorsale del terziario, un pezzo importante della storia di Napoli e della Campania, partito dall’antica Piazza Mercato e naufragato al CIS di Nola.



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C’era tutto questo stamane all’incontro pubblico sul disastro CIS, un appuntamento promosso da Confedercontribuenti e da ampie rappresentanze di quegli stessi imprenditori che su questa partita, oggi arrivata all’ultimo, tragico epilogo, rischiano o ci hanno già rimesso l’osso del collo, oltre ai patrimoni messi su col lavoro di intere generazioni.

Parole grosse, quelle che si sono ascoltate nel corso dell’incontro, termini che racchiudono le tappe di un calvario imprenditoriale, prim’ancora che giudiziario, che ha già travolto 30 imprese, mentre le altre 270 sono sull’orlo del baratro insieme alla stessa società CIS spa. Clamorosi conflitti d’interesse, finanziamento con ingenti capitali dal CIS a favore di un’impresa partecipata, Interporto SpA, tutto a danno dei soci CIS. E su tutto l’ombra di un progetto, quello di fare terra bruciata dove una volta esisteva il Cis, per dar vita alla più redditizia “Zona Franca”.

«Una struttura, il CIS – attacca subito il presidente nazionale Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro – che è stata volutamente data in ostaggio alle banche ed alla speculazione finanziaria. Un complesso che doveva essere solidale, come stabilito nei fini consortili delle origini, capace di fare sistema in Europa ed oltre, e che invece finirà nelle mani del prossimo Fondo speculativo di turno. Perché – rincara la dose Finocchiaro – l’operazione è già partita con la liberazione forzata di centinaia di metri quadri, altri seguiranno a ruota».

Confedercontribuenti – fa sapere Finocchiaro – che «a settembre scorso su tutta la vicenda ha presentato un documentato esposto alla magistratura e ai massimi organi istituzionali», ha rivolto all’ufficio ispettivo di Bankitalia la richiesta di «conoscere perché la società CIS spa diventa improvvisamente un intermediario finanziario in grado di concedere ai soci sub-mutui, che i nostri esperti considerano nulli. E perché la stessa società ottiene un enorme finanziamenti da un pool di istituti di credito senza poter offrire i necessari requisiti di trasparenza, al punto di essere autorizzata a concedere a sua volta sub-mutui dando a garanzia, e quindi ponendo in ostaggio, i contratti di leasing dei soci, pagati per decenni al fine di riscattare i capannoni».

«Chiediamo insomma a Via Nazionale di sapere chi ha concesso queste linee di credito a CIS spa e quali siano state le attività di vigilanza esercitate su un’operazione che sta provocando solo fallimenti a catena di antiche imprese napoletane, con devastazione dei livelli occupazionali e produttivi in Campania e nell’intero Sud».

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