Camorra vesuviana, ricostruito omicidio di 17 anni fa: nuovo arresto per il boss Chierchia


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Ordinanza di custodia cautelare in carcere per Alfonso Chierchia, già capo dell’omonimo gruppo criminale, oggi alleato con il clan camorristico Gionta di Torre Annunziata, per l’omicidio di Aurelio Venditto (membro dei “Bicchierini”, federato ai Limelli-Vangone) e il tentato omicidio del suo accompagnatore Natale Russo, avvenuto a Torre Annunziata il 28 febbraio 1999.



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I carabinieri della Compagnia di Torre del Greco hanno eseguito la misura restrittiva, emessa dal gip del tribunale di Napoli – ricorda in una nota il procuratore aggiunto Filippo Beatrice – in seguito alla condanna di Chierchia a 30 anni di reclusione. Pena stabilita il 14 settembre scorso in sede di giudizio abbreviato. Le indagini hanno permesso di individuare in Chierchia e Aldo Del Lavale, (già affiliato al clan e poi collaboratore di giustizia), Franco Sannino (nipote del capoclan Giovanni Birra) e Salvatore Di Dato, killer del clan Birra e già destinatari di misura cautelare in carcere, gli autori dell’agguato.

L’omicidio, secondo quanto accertato in sentenza, risulta riconducibile al clan Chierchia e alla volontà di Alfonso Chierchia di vendicare l’uccisione di Patrizio Izzo, cognato dei fratelli Chierchia con il quale aveva avuto dei diverbi in merito al traffico di droga. L’omicidio fu deciso e organizzato dagli esponenti di vertice del clan ed eseguito dagli alleati dei Birra e da Del Lavale, che reclutò i sicari e coprì la loro fuga.

L’omicidio di Venditto ricadeva nell’ambito della stretta alleanza già all’epoca esistente tra il clan Chierchia e i Birra-Iacomino. La sentenza di condanna e la successiva ordinanza cautelare in carcere sono state emesse grazie alle dichiarazioni di Sannino, esecutore materiale dell’omicidio, che ha iniziato a collaborare con la giustizia nel febbraio scorso. Chierchia e Di Dato sono stati condannati a 30 anni di reclusione; Sannino e Del Lavale a 14 anni.

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