Il boss Pagnozzi stroncato da infarto davanti al tribunale, fu alleato storico di Cutolo

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Un infarto fulminante. Gennaro Pagnozzi, 77 anni, da più di 40 capo dell’omonimo clan che controlla la Valle Caudina, tra il Sannio e l’irpinia, punto di riferimento della potente cosca dei Casalesi in questa zona della Campania, è morto ieri mentre usciva del tribunale di Napoli dove era imputato in un processo per usura ed estorsione, reati aggravati dal metodo mafioso. Il suo legale, l’avvocato Dario Vannetiello aveva appena concluso l’arringa in corte d’Appello.



Pagnozzi, per fatti avvenuti tra 2010 e 2012, era stato condannato in primo grado, insieme al fratello Paolo, a 8 anni di reclusione. È morto dinanzi agli agenti del servizio di sorveglianza. Inutili i soccorsi allertati anche dal fratello. La salma di Pagnozzi, detto ‘O giaguaro, è stata trasportata al Secondo Policlinico di Napoli dove tuttora si trova, in attesa che i pm partenopei ne dispongano il rilascio.

I primi guadagni vengono dal contrabbando di sigarette. Gennaro Pagnozzi nei primi anni ‘70 è un giovane criminale che comincia a pensare in grande. Investe nelle attività usuraie e il contrabbando gli garantisce i fondi per prestare piccoli capitali a imprenditori e commercianti della Valle Caudina. Gli interessi sono da capogiro e Pagnozzi comincia anche ad allargare il suo raggio di azione. Arrivano le alleanze con le altre organizzazioni criminali campane e la Valle Caudina, terra di passaggio che collega Napoli e il Casertano alle zone interne, diventa strategica.

Gennaro Pagnozzi, detto ‘o giaguaro, ha rapporti con la Nco di Raffaele Cutolo, che in Valle Caudina, a Cervinara, aveva trovato il suo “consigliere”, Enrico Madonna, finito in carcere per una rapina in banca, nel 1971 assieme a un fedelissimo di Pagnozzi. Tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90, l’alleanza con il clan dei Casalesi, che gli frutta l’imputazione nel primo processo Spartacus, dal quale esce assolto.

pagnozzi

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