Aveva una fabbrica tessile carica di cinesi clandestini, ed è la seconda volta che lo stesso soggetto viene fermato e controllato per lo stesso reato a distanza di circa un mese tra il primo e l’altro caso. Il protagonista è un piccolo imprenditore di San Giuseppe Vesuviano, un 50enne, che dopo i sigilli alla sua prima attività commerciale non si è scoraggiato e ne ha aperta una seconda.

Anche in questo caso, però, i carabinieri sono tornati a fargli visita, trovando una situazione del tutto simile a quella precedente: un italiano a capo di tutto, tantissimi cinesi a lavorare per 18 ore al giorno, con letti e cucina sul luogo, e condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza del tutto precarie. L’unica differenzia era il sotterraneo con il secondo a qualche centinaio di metri di distanza da quello chiuso con il primo blitz.

Due piccole imprese, naturalmente quasi del tutto sconosciute al fisco, e facenti capo allo stesso individuo, che nel corso di 30 giorni circa si è beccato due denunce, due supermulte e due sigilli, anche se intanto ha continuano a produrre merce scadente e soprattutto a sfruttare lavoratori e probabilmente a fare disseminare rifiuti tessili nel verde dell’area vesuviana.

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