Riesame rigettato, restano dunque agli arresti i due componenti poggiomarinesi della banda protagonista di furti di tir e della merce contenuta all’interno: niente da fare, quindi, per Angelo Raffaele Aliberti e Vincenzo Quartuccio, finiti nel vortice dell’inchiesta che ha prodotto nei mesi scorsi provvedimenti cautelari per oltre venti persone. I legali dei due uomini di Poggiomarino coinvolti hanno provato a ribaltare l’ordinanza del tribunale di Salerno, ma il Riesame ha rigettato tutto alla luce delle risultanze investigative finora raccolte.

Insomma, la condizione di Aliberti e Quartuccio non cambia, almeno per ora, in attesa del processo e delle fasi dibattimentali. Proprio di recente, inoltre, all’interno delle abitazioni di alcuni poggiomarinesi coinvolti nella vicenda furono trovate derrate di merce risultata rubata, tra cui detersivi, oggetti per la casa e barattoli di semi prodotti in Italia e che erano destinati al mercato tedesco per essere impiantati. Tutta merce, naturalmente, che non è mai arrivata a destinazione.

L’organizzazione smantellata dai carabinieri aveva le proprie basi proprio nell’area Agro-Vesuviana: non solo i componenti ma anche le zone logistiche, i capannoni dove accatastare la merce e aree di proprietà di persone compiacenti. Molto semplice il sistema: in sostanza gli individui a capo dell’organizzazione criminale avevano messo in piedi numerose aziende di trasporto, a prezzi ovviamente molto favorevoli, riuscendo così ad ottenere un gran numero di commesse. Sul posto venivano mandati camionisti di professione, tutti definiti compiacenti da parte degli investigatori, che ritiravano la merce con l’accordo di portarla a destinazione entro uno o al massimo due giorni.

Invece tutto il carico era dirottato nei punti strategici delle attività dove gli articoli venivano posizionati in fretta ed in furia, per poi essere rivenduti sul mercato nero a prezzi anche questi stracciati. Un giro per cui sono partite le indagini non appena le aziende e le imprese truffate sono state abbastanza da fare pensare ad un qualcosa di ben concepito, come del resto si sono poi rivelati i fatti.

I carabinieri hanno cominciato a lavorare con pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche, fino a chiudere il cerchio intorno ad oltre venti persone tutte con mansioni diverse, mentre intanto i sequestri di merce portata via sono tuttora in corso, sempre in punti riconducibili in qualche modo a persone indagate.

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