“Ti sparo due botte se non paghi. Qui ci siamo noi. Dobbiamo mantenere 50 famiglie in carcere. Se non paghi ti facciamo chiudere, ti spariamo due botte”. Così tre esponenti apicali del clan camorristico Piscopo-Gallucci minacciavano il titolare di una ditta che da una mese e mezzo ha l’appalto dei servizi cimiteriali a Casalnuovo.

Il “pizzo” di Ferragosto era di 1.500 euro, una prima tranche di una estorsione più corposa. A chiederlo, ed a finire in manette, Federico Gallucci, 41 anni, già noto alle forze dell’ordine; Giuseppe Mosti, 40 anni, già noto, la cui madre, moglie del capoclan Gallucci, ad 80 anni sconta i domiciliari per un omicidio del 2007; Emanuele Chirivino, 24 anni, anche lui già noto. I tre sono stati bloccati in flagranza di reato dai carabinieri che da tempo in quella zona monitorano piccole aziende che potrebbero essere vittime di racket.

La ditta in questione gestisce i servizi cimiteriali e la polizia mortuaria; i militari dell’Arma, tenendo d’occhio gli spostamenti di personaggi contigui o interni a clan dell’area e mappando le ditte impegnate in grossi lavori pubblici e privati, hanno ascoltato le pesanti minacce dal vivo. Quando infatti i tre hanno avanzato le loro richieste c’erano carabinieri in borghese posizionati in modo da ascoltarli, che sono intervenuti subito e li hanno arrestati.

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