Mentre la difesa lavora per dimostrare l’innocenza di Giosuè Ruotolo per il duplice omicidio di Pordenone, dall’altra parte sono all’opera anche gli avvocati dei familiari delle vittime che non lasciano spazio ai dubbi. Nicodemo Gentile, a tutela di Gianni Ragone, fratello di Trifone ucciso insieme alla fidanzata, Teresa Costanza, è stato intervistato da “Il Gazzettino” ed ha diffuso elementi importanti che saranno alla base del processo contro il militare 26enne di Somma Vesuviana in carcere con l’accusa di duplice omicidio.

«Giosuè Ruotolo è schiacciato dai gravi indizi, dalle bugie e dall’alibi falso. Ha mentito su tutto, anche sulle scarpe». Le scarpe sono quelle che indossava la sera del 17 marzo, quando uscì di casa per andare in palestra, poi cambiò idea, accennò una corsa nel parco di San Valentino e tornò indietro perché aveva freddo. La sera del 24 settembre 2015, i carabinieri del Nucleo investigativo di Pordenone perquisiscono l’appartamento di via Colombo 9, dove Ruotolo abitava con due commilitoni. Gli chiedono di indicare le scarpe usate per andare a correre la sera del delitto. Lui mostra un paio di Adidas, modello Duranno, spiegando che sono le uniche che utilizza per fare jogging e che le ha acquistate a Somma Vesuviana un paio d’anni prima.

L’episodio – secondo Gentile – confermerebbe che da parte di Ruotolo vi è stato un inquinamento sistematico delle prove. Dopo la perquisizione, i carabinieri scrivono all’Adidas Italy Spa chiedendo informazioni sulle scarpe e inviando anche le fotografie delle stesse. La risposta arriva il 17 novembre 2015: «In riferimento alle immagini ricevute via posta elettronica in data 12 ottobre… con la presente comunichiamo che il su indicato modello di calzatura a marchio Adidas è stato prodotto nel mese di ottobre 2014 ed immesso sul mercato nel mese di gennaio 2015». Le scarpe, dunque, avrebbe potuto acquistarle al massimo due mesi prima del delitto.

«È un processo – osserva Gentile a “Il Gazzettino” – in cui si lavorerà su grandi, ma anche piccoli indizi, indizi che isolati non hanno senso, ma che nel contesto danno valore alla tesi accusatoria». Il legale del fratello minore di Ragone si sofferma anche sulle piste alternative che «tanto hanno fatto soffrire la famiglia». «In realtà i carabinieri – afferma – prima di arrivare a Ruotolo hanno sondato altre piste, a lui sono arrivati per esclusione. La forza dell’indagine è la valutazione complessiva. Accanto a indizi pesanti, come la consulenza sulle telecamere, ve ne sono altri che letti singolarmente possono sembrare insignificanti, invece si incastrano perfettamente. E di questo bisogno ringraziare i carabinieri».

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