“Lady Giugliano” come “Donna Gemma”: la camorra di Poggiomarino nelle mani della moglie del boss


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Poggiomarino come una piccola Torre Annunziata, il clan Giugliano come quello dei Gionta: è la dimensione che dà la Direzione investigativa Antimafia nell’ultima relazione, dove paragona – fatte le dovute proporzioni – la cosca torrese a quella dell’area interna del Vesuviano ed a sostegno del più forte ed esteso “cartello” dei Fabbrocino di San Giuseppe e San Gennaro. Cosa avvicina però i “Valentini” ai poggiomarinesi? Le redini del comando passate alle donne dopo la cattura del boss.



Secondo la Dia, infatti, «a Poggiomarino e Striano, a causa del prolungato stato di detenzione del capo del clan Giugliano, la reggenza dell’organizzazione sarebbe stata affidata alla moglie che si avvarrebbe di collaboratori già legati al marito». Insomma, un modo per dire che l’influenza del ras detto “’O Savariello” continua anche da dietro alle sbarre, e che le attività proseguono attraverso la persona più fidata: la moglie, che dunque sarebbe una delle nuove figure delle “donne di camorra”. Si tratta però di un potere senza volto e senza nome, che non viene diffuso nella relazione dell’Antimafia.

Quindi, un ruolo, qualora confermato, ben lontano dai riflettori che invece sembrava amare “donna Gemma” in quel di Torre Annunziata da cui ha controllato traffici illeciti di mezza area ai piedi del vulcano. Insomma, a quanto pare Antonio Giugliano è riuscito a mantenere la propria autonomia anche attraverso la figura della coniuge e con gli affiliati che insistono a seguire le indicazioni del boss ma per bocca della donna che ha sposato. La Direzione investigativa è chiara, perché il periodo in carcere del boss è ormai lungo per essere in grado di mantenere il “polso” del territorio senza un appiglio importante e di spessore, un profilo con cui gli investigatori hanno individuato proprio la consorte del ras.

Eppure ‘O Savariello era riuscito ad ottenere meno di due anni fa un importante benefit, una libertà vigilata con la limitazione di violare i confini di Poggiomarino. Ma commise un errore nel periodo natalizio del 2014, quando si allontanò per dirigersi verso Boscoreale senza rendersi conto che il comandante della locale stazione dei carabinieri, il maresciallo Andrea Manzo, lo stava pedinando. Una leggerezza costata cara al ras che venne ammanettato in strada direttamente dal numero uno della caserma poggiomarinese e rispedito in carcere, dove si trova tuttora.

Ma nonostante un clan all’apparenza decapitato, l’egemonia sulla città e sulla vicina Striano non è mai scappata dalle mani dei Giugliano, nonostante qualche recente tentativo di farsi largo da parte di sodalizi arrivati dall’area dell’Agro-Sarnese. Alcune operazioni dei militari dell’Arma, sempre di Poggiomarino, sembrano però avere stroncato sul nascere quella che poteva diventare una situazione complicata pure dal punto di vista dell’ordine pubblico.

dia gugliano savariello

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