Si aggrava la posizione dei componenti poggiomarinesi della banda di ladri di camion bloccata due mesi fa tra l’area vesuviana e quella dell’Agro-Nocerino-Sarnese. Nei giorni scorsi, infatti e mentre vanno avanti le indagini, i carabinieri della locale stazione che stanno collaborando con la procura e dietro indicazione degli “007”, hanno effettuato alcune ispezioni all’interno di locali riconducibili ai due arrestati residenti a Poggiomarino.

E come ipotizzato dagli inquirenti, all’interno di abitazioni e locali adiacenti, c’erano delle merci in tutta probabilità rubate: parte delle derrate che in un anno la gang aveva portato via alle imprese senza mai consegnarle ai destinatari. In giro, infatti, ci sono ancora tonnellate di prodotti mai trovati, ogni tipo di carichi di merce in parte già sicuramente rivenduti sul mercato parallelo illegale ed in tutta probabilità piazzati a qualche grossista o commerciante senza scrupoli. Insomma, forze dell’ordine ancora impegnate per trovare non solo prodotti da restituire ma anche ulteriori prove contro il gruppo.

E proprio nel corso di queste attività, i militari dell’Arma della stazione di Poggiomarino, agli ordini del maresciallo, Andrea Manzo, hanno rinvenuto alcune migliaia di euro di merce sottratta nel corso delle illegalità perpetrate dalla banda. Per lo più sono state sequestrate scatole ognuna contenenti decine di pezzi di ammorbidente e detersivo per lavatrice. Ed inoltre, il sequestro più ingente, è stato di numerose scatole di semi di ortaggi che un’azienda del Napoletano doveva consegnare per una vendita in Germania. Si tratta di semi di angurie, cetrioli, cipolle, meloni gialli, così come di alcune piante da spezie. In sostanze, un’azienda biologica del Nord della Germania aveva commissionato questi prodotti, ma che non erano mai giunti nonostante il pagamento effettuato.

La merce è stata rinvenuta all’interno dell’abitazione e di una sorta di piccolo capannone tutto riconducibile ad uno degli indagati poggiomarinesi nell’inchiesta. Inoltre, anche i lotti di ogni singolo pezzo coincidono con quelli fatti sparire nel corso del trasporto mai realmente avviato. Come funzionava infatti la maxi-truffa? Aziende del territorio napoletano, campano o anche del Mezzogiorno d’Italia, si rivolgevano infatti a questa ditta di trasporti che praticava pezzi bassissimi ed ultraconcorrenziali, attirando così tante imprese impegnate nel trasportare le derrate fuori dalla nazione.

Contando sulla partecipazione di alcuni camionisti di professione compiacenti, la banda mandava a prendere le “balle” cariche di prodotti che poi naturalmente venivano smistati in locali dell’organizzazione criminali. Era successivamente il momento di rivendere quelle tonnellate trafugate, in modo da fare fruttare economicamente il “disegno” ben condotto. Poi, a seguito delle denunce di chi non ha mai ricevuto la merce o il servizio promesso, sono scattate le indagini che infine nei mesi scorsi hanno condotto agli arresti.

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