Rinascita Civile Vesuviana festeggia il suo primo anno di vita nel segno della legalità con Pino Imperatore, scrittore di fama internazionale, che ha scalato le classifiche con le sue opere “Benvenuti in casa Esposito”, “Bentornati in casa Esposito” e “Questa scuola non è un albergo” e con il medico Roberto Duraccio, da sempre in prima linea sul fronte ambientale e culturale.

Dopo un intenso anno di attività, con un forte impegno nel campo politico, sociale e culturale, il movimento presieduto dall’avvocato Francesco Giugliano ha deciso di dedicare una serata allo spinoso tema della lotta alla camorra, al fine di delineare un’efficace strategia pedagogico-culturale capace di reprimere un fenomeno che da sempre mortifica l’intero territorio vesuviano. Senza ombra di dubbio, l’arte di Pino Imperatore costituisce un prezioso argine contro la fascinazione e la diffusione della mentalità criminale.

Col suo “Benvenuti in casa Esposito”, infatti, l’artista è riuscito, tramite un’opera leggera, appassionante e mai banale, a veicolare un forte messaggio anticamorra, facendo emergere in maniera lampante la natura grottesca della figura del camorrista.

Nel corso del suo intervento, Imperatore ha sottolineato: «La vita media di un camorrista si assesta sui 35 anni ed è caratterizzata da paure e affanni. Il camorrista è obiettivamente un imbecille. Napoli è una città unica nel suo genere, dobbiamo dare maggior risalto alle cose belle e agli esempi positivi dei nostri territori».

Il dottor Roberto Duraccio, dopo aver ripercorso le tappe della tragica storia criminale che ha devastato il territorio vesuviano, ha aggiunto: «È fondamentale che i padri diano ai figli il giusto esempio, bisogna percorrere la strada del sudore e della meritocrazia, rinnegando il culto dei “soldi facili” e della rincorsa alle “poltrone”».

Il Presidente di RcV, Francesco Giugliano, ha dal canto suo dichiarato: «Per sconfiggere la camorra occorre abbattere il muro di omertà che ancora oggi ci circonda e liberarci di una classe politica locale clientelare che mortifica la cultura. A San Giuseppe Vesuviano, ad esempio, l’amministrazione comunale ha pensato bene di chiudere la biblioteca lasciando i libri a marcire in cantina: è una vergogna». Chiusura con bagno di folla e di affetto per Pino Imperatore che, con la sua consueta generosità, si è concesso alle domande e alle curiosità del folto pubblico presente.

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