Nascondeva in superficie e nel sottosuolo 400mila metri cubi di rifiuti speciali, tra quelli pericolosi e non, alcuni anche combusti. C’erano perfino alcuni focolai ancora attivi, manufatti cementizi contenenti amianto e fusti deteriorati. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Noe che da questa mattina, insieme con le guardie forestali, sono al lavoro sulle pendici del Vesuvio per sequestrare l’ex cava Fiengo, un’area di 15 ettari che rientra nel comune di Ercolano e nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il sequestro è stato disposto dalla procura partenopea, dopo che nei mesi scorsi si erano susseguiti sopralluoghi e accertamenti, per impedire il perpetrarsi dei reati di realizzazione di discarica abusiva e inquinamento ambientale (previsto dalla legge del maggio 2015). Le indagini sono state avviate dopo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia ed eseguita con la collaborazione di personale tecnico dell’Arpac. Le analisi cliniche effettuate hanno evidenziato il consistente superamento di concentrazioni soglia di contaminazioni (previste per i siti ad uso di verde pubblico, privato e residenziale) rispetto ai parametri di berillio, cromo, cromo esavalente, rame, piombo, zinco, idrocarburi pesanti e, per i siti ad uso commerciale e industriale, rispetto ai parametri di zinco, sommatoria di diossine e furani.

In una nota il procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso sottolinea che è stato fatto un sopralluogo anche nella cava Montone (sequestrata nel settembre 2014) dove è stata completata la bonifica. Nell’ex discarica abusiva erano stati rinvenuti fusti metallici, parti di autocarri, centinaia di pneumatici e altro materiale nascosto tra i 2 ed i 5 metri di profondità. Per quanto riguarda la cava sequestrata oggi, la procura ne ha affidato in custodia giudiziaria al presidente dell’Ente Parco del Vesuvio, Agostino Casillo.

cava fiengo