Sette fermi, decreto motivato dal rischio fuga, sono il primo esito di una indagine avviata a metà dello scorso anno sul nuovo clan che si sta formando a Torre Annunziata, nella zona Vesuviana. In manette, tra gli altri, il capo cosca, Domenico Ciro Perna, 26 anni, nella cui abitazione, durante la perquisizione di oggi, sono state trovate anche due botole che conducevano a nascondigli per darsi alla latitanza.

I reati contestati a vario titolo ai sette fermati, che per gli inquirenti avrebbero dato vita alla cosca “Il terzo sistema”, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alla ricettazione, all’estorsione al porto e detenzione di armi illegale con l’aggravante mafiosa. Oltre a Perna, in carcere a disposizione del gip che dovrà convalidare il provvedimento di polizia giudiziaria, Antonio Longobardi, 25 anni, Salvatore Orofino, 44 anni, Gennaro Pinto, 19 anni, Luigi Gallo, 26 anni, Bruno Milite, 23 anni, e Vittorio Della Ragione, 19 anni.

Nel corso delle indagini, che si basano anche su intercettazioni e sono centrate anche su una serie di richieste estorsive, atti intimidatori e raid incendiari a vetture, è emerso che Perna e i suoi affiliati fossero a conoscenza dell’inchiesta che li riguardava e pensassero a un periodo di latitanza. “Il terzo sistema” rappresenta una novità nel panorama dei clan a Torre Annunziata, cittadina da decenni controllata da due cosche storiche del Napoletano, tra loro rivali, i Gionta e i Gallo-Cavaliere.

Domenico Ciro Perna ha un curriculum criminale che inizia da giovane nelle fila del clan Gionta, cosca per la quale diviene una sorta di esattore. Poi, lo scorso anno, probabilmente anche in seguito ad un indebolimento del gruppo criminale, così come di quello Gallo-Cavaliere, legato ad arresti eccellenti, decide il salto di qualità, radunando altri affiliati ai “valentini” (è il soprannome dei Gionta legato al nome di battesimo del boss Valentino, ndr).

Perna aveva creato un primo rifugio sicuro a casa sua, nel bagno, dietro una parete di mattonelle, dotandolo anche di un sistema di sorveglianza dell’esterno; il secondo covo per sfuggire a controlli e arresti, era nel corridoio dell’appartamento. Sulla vasca da bagno, dotata di idromassaggio, un quadro raffigurante uno dei miti della camorra, Scarface.

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