Sopravvissuto dopo 20 giorni di coma al disastro Circum scrive all’Eav: «Voglio aiutare l’azienda»


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«Due morti, io che per poco non ci rimetto la vita, i danni biologici seri che porterò per sempre con me e trenta feriti gravi non sono serviti a niente: oggi come allora, in Circumvesuviana non funziona niente». Sono le parole di Vincenzo Maria Scarpati, oggi 30 anni, sopravvissuto al disastro di Gianturco del 2010, quando morirono due persone e 58 rimasero ferite per il deragliamento di un treno in curva.



Oggi Vincenzo, che passò venti giorni in coma dopo quell’incidente, scrive al presidente Eav, Umberto De Gregorio. Guarda caso è un tecnico della sicurezza sulle linee ferroviarie e lavora a Bologna: «Voglio dare il mio personale contributo ad una azienda che amo e che è in difficoltà: voglio contagiare col mio ottimismo ogni dipendente a lavorare al massimo per poterla risollevare. Nella speranza che dirigenti, politici e impiegati prendano la stessa strada, quella del bene della Circumvesuviana e che io possa realizzare il mio sogno più grande: lavorare per questa azienda. L’Eav siamo noi: tutti insieme per il bene comune».

Napoli - Deragliamento di un treno della circumvesuviana, un mor

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