«Volevano prendersi tutto, comandare in tutta l’arra vesuviana e “mangiarsi” anche Somma Vesuviana e Sant’Anastasia». Sono decine i racconti dei pentiti dei clan D’Avino e Anastasio delle due città vesuviane e che parlano della cosca egemone e più potente di tutta l’area. Ed i Fabbrocino, secondo quanto fanno sapere i collaboratori di giustizia puntavano anche a Napoli, entrando dalla porta delle periferia Est lasciata sguarnita dalla fine dei Sarno.

A raccontare del grande progetto dei Fabbrocino, ideato nel 2010, è Maurizio Ferraiuolo, esponente di spicco del clan di Forcella, gli Stolder. Il pentito prima della sua cattura aveva intessuto rapporti proprio con il capo della cosca di Marigliano, Sebastiano Sapio. «Sebastiano aveva un legame con i Fabbrocino – svela il collaboratore di giustizia – e voleva farmi incontrare con delle persone per pianificare le estorsioni nella zona di Marigliano e per favorire le ditte vicine al clan di San Gennaro Vesuviano per i lavori da eseguirsi nel centro di Napoli. Mi fece alcuni nomi tra cui Biagio Bifulco, di quella famiglia conosco il nipote, Salvatore, esponente dei Mazzarella».

Ma quell’incontro per una serie di vicende saltò. «Non si fece più nulla per colpa mia e per l’arresto di Sebastiano Sapio». Il boss della cosca di Marigliano finì in manette nel 2011 nell’ambito di un’operazione che permise ai carabinieri di scoprire un vero e proprio poligono di tiro della camorra. Assieme a lui furono arrestate altre 4 persone.  Un avvenimento che fece saltare tutti i piani dei Fabbrocino, anche se il pentito Ferraiuolo è convinto: «Vogliono estendersi nei territori dei paesi vicini, tra cui Marigliano e Somma dove sono ben messi con Giovanni D’Avino, detto o’ bersagliere».

mario fabbrocino