Una delegazione di attivisti vesuviani formata dal presidente del Centro Studi Nicolò D’Alagno, Vincenzo Marasco, il giornalista Francesco Servino e l’attivista e storico Gennaro Barbato ha incontrato questa mattina Caterina Cicirelli, responsabile della aree periferiche della Soprintendenza di Pompei, per discutere del futuro di Cava Ranieri a Terzigno. Sul tavolo la questione bonifica, strettamente dipendente dalle attività della Sogesid, la società di interventi integrati per la sostenibilità dello sviluppo che dovrà realizzare le opere di riqualificazione ambientale che consentiranno inoltre il restauro delle ville e i sondaggi di scavo.

«L’incontro avvenuto questa mattina ci consente di avere un quadro aggiornato della situazione – spiega Francesco Servino – Grazie alle delucidazioni della Cicirelli, a cui diamo atto delle iniziative di tutela di Cava Ranieri, sappiamo meglio come muoverci. La situazione della Cava è molto particolare: come è possibile che in passato si sia giunti all’apertura di una discarica in un sito sottoposto a vincolo archeologico è un grande mistero».

«Come intervento da attuare nell’immediato abbiamo chiesto alla Soprintendenza di rimuovere i reperti accanto a Villa 1 assicurandoci un preciso impegno in tal senso. Ci faremo sentire a breve anche con la Sogesid. Un’altra cosa che abbiamo appreso è che l’Ente Parco Vesuvio potrebbe fare molto per Villa 2 rimuovendo le piante infestanti che la stanno danneggiando con le radici: ho già scritto al neoletto presidente del Parco per invitarlo ad attivarsi su Cava Ranieri ma purtroppo non mi risponde. Una cosa è certa: se non si agisce in sinergia e se si presentano progetti scollegati dalla Soprintendenza non si va da nessuna parte. Inoltre, prima ancora che su Villa 2, sul cui destino la Soprintendenza è vigile e attenta e si sta facendo sentire, bisogna focalizzarsi su Villa 1, quella con la tettoia crollata, per evitare che venga sepolta per sempre perché questa è la soluzione che si paventa mancando attualmente un progetto per la copertura».

La delegazione di attivisti vesuviani ha presentato alla Soprintendenza un dossier fotografico sulle condizioni attuali delle ville di Cava Ranieri: Villa 2 è inglobata dalla vegetazione e non è più visibile; Villa 1 è sepolta da una tettoia in lamiera crollata.

«Il rischio è forte che le ville messe in luce vengano a brevissimo interrate se non si procede quanto prima alla presentazione di un progetto per la ricostruzione delle copertura di Villa 1: questo compito spetta all’amministrazione comunale di Terzigno – dichiara Gennaro Barbato – Solo presentando un progetto in tempi rapidi si potrà impedire che il patrimonio di Cava Ranieri vada perduto per sempre: l’interro non è il modo corretto per valorizzare un bene unico nel suo genere e certamente non è un passo in avanti per l’istituzione del Parco Archeologico. Con l’interro del sito si interra anche il futuro del territorio. Il Comitato Civico Vesuviano invita l’amministrazione comunale di Terzigno ad attivarsi e a procedere il prima possibile per scongiurare tale ipotesi. Inoltre mi chiedo come sia possibile che sia giunti ad impiegare denaro pubblico per la bonifica di un’area privata: una cosa che andava fatta da tempo è l’esproprio o l’acquisizione di Cava Ranieri, solo così si può lavorare seriamente a un progetto di larghe vedute».

«È ora che abbiano termine le chiacchiere, ne abbiamo sentite troppe: che vengano fuori le competenze e che si passi ai fatti. Viceversa il Comitato Civico Vesuviano farà una forte opposizione anche con l’occupazione dell’area archeologica di Cava Ranieri».

Gennaro Barbato e Francesco Servino concludono dicendo: «Ringraziamo di cuore Vincenzo Marasco, una persona eccezionale che, a titolo volontario come noi, si è unita in questa lotta a difesa di un patrimonio enorme e ci sta dando una grossa mano».

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