Ruotolo, la Procura richiama tutti i testimoni: Giosuè verso il processo da carcerato


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Nuovo giro di audizioni in Procura. Ritorneranno a sfilare alcuni testimoni, già sentiti dai pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro. Gli inquirenti confidano che, con l’indagato dietro alle sbarre, nel carcere di Belluno, qualche testimone possa aprirsi di più. E raccontare dettagli che, forse per timore delle conseguenze, finora possa aver taciuto.



Eppure, dal carcere di Belluno, Giosuè Ruotolo, 26enne di Somma Vesuviana, continua a professare la sua innocenza. Impensabile, in questo quadro, che la difesa chieda il rito abbreviato. Senza una confessione, in caso di condanna, si rischia comunque l’ergastolo con un’accusa di duplice omicidio, aggravato dalla premeditazione. È molto probabile che il processo sia celebrato in Corte d’assise a Udine.

La Procura aspetta solamente il deposito delle motivazioni del tribunale del riesame di Trieste per chiedere il rinvio a giudizio di Ruotolo. Un’attesa condivisa dalla difesa, che invece valuterà il ricorso in Cassazione, quando avrà il responso del tribunale giuliano in mano. La chiusura delle indagini è attesa, dunque, entro la fine di maggio. In base ai tempi prospettati dalla Procura, il processo potrebbe aprirsi a settembre. Salvo sorprese.

Non è stata ancora depositata, invece, la consulenza tecnica sui cinque hard disk sequestrati alla caserma De Carli di Cordenons e passati al setaccio dagli esperti. Ma da quanto ha anticipato agli inquirenti il perito Nicola Chemello, non è stato trovato alcun elemento specifico che colleghi il profilo Facebook “Anonimo anonimo” all’indagato per il duplice omicidio.

Gli orari dell’invio dei messaggi coinciderebbero con gli orari di servizio di Ruotolo (che in caserma si occupava proprio di manutenzione e installazione dei sistemi informatici). Ma a tali postazioni informatiche in caserma avevano accesso anche altri commilitoni. La tesi accusatoria si basa sull’assunto che Ruotolo abbia creato e utilizzato il profilo Facebook proprio dai computer della caserma. Da tale profilo “Anonimo anonimo” sono stati inviati i messaggi molesti a Teresa Costanza, che alludevano a presunti tradimenti del suo fidanzato Trifone Ragone.

L’unica speranza è che Facebook risponda alla Procura, aprendo i segreti del profilo anonimo agli inquirenti e fornendo così le tracce informatiche che consentano di risalire all’autore dei messaggi. La domanda è stata inviata dai pm al colosso social inventato da Mark Zuckerberg. Ma al momento non è pervenuta ancora una risposta. Prosegue anche la perizia del consulente dei pm Paolo Reale, che dovrà incrociare i dati delle telecamere installate nella zona del palasport con la ricostruzione cronologica della sera del delitto emersa dalle testimonianze.

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