Nuove emozioni targate Cinema, mercoledì scorso, 4 maggio, a partire dalle 20:00, presso il teatro comunale di Palma Campania, per la proiezione dei corti finalisti della settima edizione del premio cinematografico Carpine d’Argento – CortiFestival, promosso dal Comune di Visciano e che ha visto, come sempre, il sostegno della Pro Loco Castello di Palma e molte altre associazioni. Palma Campania, quindi, ripete il suo fondamentale ruolo di “giurata speciale”, come ormai da svariate edizioni, che la vede “tappa” decisiva nell’assegnazione del premio “giuria popolare”, affiancandosi comunque al premio “critico”, assegnato dalla “giuria tecnica”.

Il programma, visto il successo delle scorse edizioni, non cambia: una sola serata di proiezione, penna alla mano e voti da 1 a 5 da assegnare ai sette corti proiettati, tutti molto belli e incentrati, come da regolamento del Carpine d’Argento, sulle problematiche sociali. Ed ora passiamo ai corti, nell’ordine di proiezione: si comincia con Il nostro piccolo segreto, diretto e sceneggiato da Franco Montanaro e dedicato al delicato tema dell’Alzheimer. Malattia che lascia poco spazio ai ricordi, poco spazio alla quotidianità intesa come normalità. Le due protagoniste, Marinella Manicardi e Marta Sappa, danno vita a una coppia interpretativa perfetta, quasi a completarsi l’una con l’altra, dando una prova attoriale molto intensa, lasciando poco spazio a “vuoti” registici, incentrando tutta l’attenzione sulla loro storia, sulla loro forte capacità di comunicare grandi emozioni. Secondo film proiettato è Gemma di maggio, dei registi Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga, autori anche della sceneggiatura. è il corto più forte della rassegna, ma anche quello più storico, dedicato, infatti, al delicato (e poco tratteggiato da molte storiografie) tema delle “marocchinate” che hanno interessato l’Italia nelle fasi finali del secondo conflitto mondiale.

La storia dei due giovani (Lorenzo Lazzarini e Noemi Guglietta, bravissimi e intensi nel ricreare una coppia che potrebbe rappresentare la “nuova” giovane Italia, pronta a lasciarsi tutto alle spalle, pronta a ricominciare da un parto) che scappano dalla follia dei soldati è narrata con un ritmo adrenalinico, che mischia generi e omaggi, che lascia poco spazio all’immaginazione (grazie anche all’ottimo lavoro al montaggio, opera dello stesso Giovenga) e con una interessante cura della fotografia, diretta da Daniele Trani, che vira continuamente sul grigio e sul seppia, non forse a indicare un “reperto” storico, ma quanto, sicuramente a indicare il grigiore degli animi del periodo bellico. Cameo di Franco Nero da applausi.

Il lavoro successivo, La moglie del custode, narra le vicende di una donna cieca che, insieme al marito (il custode del titolo) vive nel vecchio carcere dimesso “Le Vallette”. Il racconto diretto da Mario Parruccini è interpretato da due attori in forma super: Lucia Sardo e Giorgio Colangeli. Forse, ad una prima visione, il film può sembrare di difficile linearità, ma rivedendolo, riesce a comunicare una potente e coinvolgente ricerca sull’immagine, l’interpretazione (di cui abbiamo già detto, ma che è davvero al top, dove ogni atteggiamento, movenza o sguardo acquista interessanti significati rappresentativi) e la fotografia (di Tiziano Bernardini). Fondamentale, infine, il lavoro sul suono, curato da Angelo Galeano, sorta di personaggio aggiunto, dando “corpo” ad un nuovo “personaggio” che si svelerà solo nel bel finale. Un lavoro davvero convincente e che riflette bene sul tema sociale affrontato. Passiamo a Perdutamente il più breve tra i corti visionati. Cinque minuti di purissimo Cinema, fatto con attenzione e cura dei dettagli. Si parla pochissimo, la camera si muove fluida, quasi a seguire le emozioni e le parole che sgorgano da una piccola radiolina: lo spettatore resta incantato. Ancora l’Alzheimer, ma filtrato dal punto di vista di un ex soldato della Seconda Guerra Mondiale.

La regia di Emilio Guizzetti (anche alla sceneggiatura) è precisa e sicura, gli attori bravissimi. Davvero un bel lavoro. Tra i lavori più lunghi presentati al concorso, Senza parole, corto di Edoardo Palma, ha alla base una cura a dir poco maniacale e (lasciatecelo dire) spettacolare, della fotografia, affidata a Sammy Paravan e della scenografia curata da Cinzia Iadermarco. Se in superficie il corto sembra narrare l’epopea di un “diverso” che incontra e si innamora di una ragazza incontrata per caso (con un bel colpo di scena finale che rivaluta tutta la narrazione), ad una seconda analisi il lavoro di Palma è una profonda riflessione sulla “rappresentazione” sociale, sul palcoscenico e la maschera, sull’Arte e sul tridimensionale, sul campo e il fuori campo. Insomma un lavoro che riesce a interrogarsi a tratti anche su se stesso, aprendo mille e interessantissimi spiragli interpretativi, fin dalla prima inquadratura, finta (?) immersione in una stazione disegnata. Un corto davvero splendido. Passiamo a Ho appena fatto un sogno, cortometraggio diretto da Javier Navarro (unico straniero in gara) che, con delicatezza e poesia, emoziona e convince.

La storia di due bimbe, una dalla pelle chiara e un’altra dalla pelle scura, che fanno lo stesso sogno, simmetricamente, rispecchiando ognuna i difetti/pregiudizi della società in cui vivono. Dove inizia il sogno? Dove inizia l’incubo? Gli adulti scompaiono, nascosti nelle loro malattie e il loro lavoro. Il mondo diventa un universo senza volti, dove solo lo sguardo di una bambina, puro e innocente, resta l’ancora di salvezza. Ultimo cortometraggio proiettato è L’appartamento di Giulia, diretto da Mauro Villani: interessante lavoro incentrato sullo scottante tema della violenza sulle donne e stalking. Uno scrittore in crisi si trasferisce in una nuova casa in cerca di ispirazione. Sul suo stesso pianerottolo abita Giulia, continuamente minacciata dal suo ex compagno, che ogni sera va a bussare alla sua porta, protetto dall’omertà dei palazzinari e dall’alta posizione rivestita dalla sua benestante famiglia.

Lo scrittore, guardando in faccia il suo passato, deciderà di affrontarlo per il bene della “misteriosa” Giulia. Cortometraggio ben strutturato, dall’ampio respiro, sceneggiato in maniera molto diretta. Arriva al messaggio lentamente, per gradi, svelando un colpo di scena finale di cui, però, si sentiva l’odore fin dall’inizio. Intensi gli attori e i comprimari, al servizio di una regia che riesce, con piglio sicuro, ad aprire squarci su personaggi costruiti bene. Scelta difficile anche questa volta, quindi, per la giuria popolare, che ha riempito, con interesse e partecipazione, le poltrone del teatro comunale palmese. I corti vincitori verranno annunziati in quel di Visciano, il 3, 4 e 5 giugno prossimo, dove ci sarà l’assegnazione dei premi a tutti i corti in gara, compresi quelli che riceveranno il premio come miglior corto in assoluto, migliore corto scolastico e premio alla migliore interpretazione. Palma Campania si rivela, come ogni anno, tappa decisiva nel regalare la coppa al miglior cortometraggio che riesce nella sua missione più difficile: incantare lo spettatore.

Premio Carpine