Entrare in contatto con gli Angeli, per chi ci crede, rappresenta sicuramente una delle esperienze più belle e rassicuranti che ci possano accadere. Desideriamo quindi richiamare queste entità, affinché ci proteggano nel corso della vita e ci facciano sentire meno soli; uno dei modi più curiosi per farlo  è l’utilizzo del “chiama angeli”.

Ci sono generalmente due tipi di “chiama angeli“: a braccialetto o a ciondolo. Come si possono chiamare gli angeli? Essenzialmente un braccialetto di questo tipo presenta dei pendenti in argento formati da uno o tre campanelli di forma sferica  traforati da forme di Angelo (ma non necessariamente), appesi ad un cordoncino in cotone colorato; è anche possibile evocare un angelo con una preghiera. Ma da dove deriva questa tradizione? Un’antica leggenda celtica narra che  portando il braccialetto al braccio e movendolo, i ninnoli colorati suonino e il proprio “angelo custode” si ricorda di proteggerci.

Ma il tradizionale “chiama angeli” ha una storia molto lunga che risale ai tempi dell’antico Messico, quando era conosciuto come “Bola messicana”. All’interno di questo particolare ciondolo è presente un piccolo xilofono che produce un dolce scampanellio. Per gli antichi messicani questo mezzo avrebbe permesso un contatto con le divinità spirituali. Si crede allora che il proprio angelo custode senta il suono del ciondolo e rimanga quindi sempre vicino per proteggerci, come una madre fa col proprio figlio in grembo e successivamente fuori, lungo la strada della vita.

Il chiama angeli non ha solamente la funzione di richiamo celeste, ma è anche utilizzato per un altro motivo molto particolare: le madri in attesa, infatti, usano portare il ciondolo, col laccio lungo all’ombelico così da permettere al bambino ancora in grembo di percepirne il suono attraverso la pancia della madre. Il ciondolo, a contatto con il ventre materno, ad ogni movimento della mamma emetterà un suono che tranquillizzerà il bambino. Alla fine della gravidanza sarà per il neonato un suono familiare che continuerà a calmarlo e a tranquillizzarlo anche dopo la nascita. Il bambino o la bambina inizierà a sentire questo magico scampanellio già a partire dalla ventesima settimana.

Il chiama angeli con amuleti e ciondoli porta inoltre un beneficio psicologico alla gestante regalandole serenità e aiutando a dissolvere ansie e paure legate alla gravidanza e al ruolo che si sta accingendo  a vivere. È, quindi, un bellissimo regalo da fare ad una madre in attesa. Ma non solo a queste. Il bola è anche un modo per sentirsi unite quando viene portato da amiche, nonne, mamme, single, ragazze e bimbe di ogni età.

Questo regalo speciale, riassumendo, può avere una doppia funzione: tranquillizzare il bambino nel ventre materno durante la gravidanza e dopo il parto e proteggere la donna speciale a cui si è deciso di donarlo. Ma abbiamo davvero bisogno di un oggetto simile nella vita di tutti i giorni? Un Angelo, una creature celeste e perfetta, avrebbe veramente bisogno di un “promemoria” con la suoneria per “ricordarsi” di proteggerci?

Per le persone, credenti o meno, avere un talismano o portafortuna di qualche genere (sia esso un braccialetto, un ciondolo, una foto, un cornetto o il più assurdo degli oggetti) è sempre stato uno dei comportamenti più antropologicamente ricorrenti. È qualcosa di ancestrale e non ha nulla a che vedere con l’essere credente. Forse possedere questi oggetti serve a canalizzare meglio le nostre energie positive, a sentirci un po’ più sicuri tra le incertezze della vita. Forse per questo spesso funzionano! Chissà cosa ne pensa il nostro angelo custode…

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