Sono trascorsi quasi cento giorni da quel drammatico incidente che ha rovinato probabilmente per sempre la vita di Antonio Pappacena, giovane imprenditore di San Giuseppe Vesuviano che proprio in questi giorni ha compiuto 23 anni. Un compleanno che il ragazzo ha “festeggiato” nella clinica di riabilitazione della Neuromed a Pozzilli, in provincia di Isernia. È qui, infatti, che Antonio sta provando a recuperare le funzioni motorie minime.

Adesso, dopo lunghi giorni trascorsi in pericolo di vita, il ragazzo ha ripreso a parlare anche se in maniera elementare, ed a muoversi quantomeno da un lato del corpo. Il prossimo passo sarà quello di deglutire per tornare a nutrirsi normalmente: insomma, un percorso lunghissimo, tutto per colpa di un drammatico schianto in strada ad Ottaviano, avvenuto in via Prisco nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio.

Pappacena era alla guida della sua vettura, una “semplice” Fiat Panda e secondo la scatola nera installata sul mezzo, viaggiava ad appena 12 chilometri orari. In sostanza il 23enne era fermo, quando sopraggiunse una Bmw nera. La vettura di grossa cilindrata viaggiava certamente a velocità molto sostenuta e si schiantò contro l’utilitaria del giovane sangiuseppese. Furono momenti drammatici, durati poi giorni, settimane e mesi.

Antonio rimase schiacciato e secondo quanto rilevato dai medici, un frammento della sua stessa scatola cranica gli si è conficcato nel cervello. Insomma, i danni peggiori sono arrivati proprio da questo evento terribile, che ha provocato al giovane tutte le enormi difficoltà contro cui tuttora è costretto a lottare, dopo essere scampato alla morte. Intanto, sempre sul fronte giudiziario, è emerso anche che al volante della Bmw non c’era il legittimo proprietario, una circostanze su cui si continua a lavorare ed indagare e che è oggetto di approfondimenti da parte dell’avvocato Bruno Ruotolo che sta assistendo Antonio e la sua famiglia.

A parlare è il fratello Renato, appena 19 anni, ma con le spalle molto larghe al punto da portare avanti quasi da solo la piccola fabbrica di famiglia dove si producono grucce per abiti. «Antonio è ancora con noi perché è un ragazzo forte e con tanta voglia di vivere – racconta – La sua eccezionalità è servita per riuscire a fargli superare il peggio. Abbiamo passato giorni d’inferno tra gli ospedali di Nola ed il Cardarelli di Napoli, dove mio fratello è rimasto per circa un mese in gravi condizioni.

Adesso va un po’ meglio ma la strada è ancora tortuosa e non sappiamo ancora se Antonio potrà tornare quello di prima». Poche parole arrivano anche da papà Giuseppe: «Ha superato la fase peggiore e fa progressi, a questo punto non chiediamo altro che verità e giustizia».