Tangenti per favorire l’aggiudicazione di gare d’appalto a determinate imprese, velocizzare l’erogazione dei relativi pagamenti, sbloccare i contenziosi, consentire la disapplicazione di penali sull’esecuzione di pubbliche commesse, assicurare indebiti indennizzi in relazione a procedure di esproprio, agevolare l’ottenimento di fondi maggiorati in modo illecito.

Diciannove persone tra imprenditori titolari di aziende appaltatrici, dirigenti, funzionari di Anas ed un avvocato sono stati arrestate dalla Guardia di Finanza per un nuovo giro di corruzione negli appalti pubblici. Trentasei gli indagati coinvolti, tra cui il deputato di Forza Italia, Marco Martinelli. Sequestrate disponibilità finanziarie per circa 800.000 euro. Le ordinanze di custodia cautelare (16 ai domiciliari e tre in carcere) sono state emesse dal gip del Tribunale di Roma sulla scorta delle risultanze delle investigazioni dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata, coordinati dalla Procura della Capitale.

L’operazione, chiamata “Dama nera 2”, si è basata sugli elementi indiziari scaturiti dalle indagini tecniche e dall’esame del materiale probatorio sequestrato durante la prima operazione “Dama nera”, dell’ottobre 2015, con la quale vennero eseguite 10 misure cautelari personali. I finanzieri hanno così accertato che il sistema corruttivo individuato non si limitava agli imprenditori e dirigenti Anas già arrestati, bensì si poteva considerare “sistemico”, come hanno dimostrato i nuovi ed inquietanti episodi scoperti.

In particolare gli inquirenti hanno individuato nuovi episodi illeciti, perpetrati dallo stesso gruppo criminale disarticolato lo scorso ottobre, e ulteriori dirigenti e funzionari di Anas coinvolti, a vario titolo ed in accordo con importanti imprenditori di caratura nazionale, in fattispecie criminose di corruzione, turbata libertà degli incanti, autoriciclaggio e favoreggiamento personale. In cambio degli illeciti servizi prestati, abusando dei poteri derivanti dall`incarico ricoperto, i dirigenti di Anas e gli esponenti politici indagati hanno ottenuto utilità o provviste corruttive dai titolari di aziende, affidatarie di commesse di opere pubbliche di interesse nazionale.

È stata infatti accertata la corresponsione, da parte degli imprenditori, di provviste e utilità corruttive in favore dei dirigenti Anas e dei politici coinvolti per circa 800.000 euro, sequestrati oggi. Le indagini hanno accertato, tra l’altro, come siano stati falsati importanti appalti pubblici: dall’itinerario basentano (compreso il raccordo autostradale Sicignano-Potenza) alla SS 117 Centrale Sicula – quest’ultima cofinanziata dalla Regione Sicilia – entrambi aggiudicati nel 2014, alla SS 96 Barese e alla Statale 268 del Vesuvio, arterie stradali aggiudicate nel 2012, arrivando sino a turbare la gara per la realizzazione della nuova sede Anas di Campobasso, opera aggiudicata nel 2011.

Secondo ipotesi investigativa il deputato Martinelli, in virtù del ruolo istituzionale ricoperto, ha garantito al titolare di un’importante impresa la nomina di un presidente di gara “non ostile”, tant`è che – effettivamente – l’imprenditore si era aggiudicato l’importante appalto in Sicilia. Analogo ruolo di intermediazione è stato contestato ad un legale romano, arrestato, come intermediario per conto di un’azienda romana nella corresponsione alla “Dama Nera” dell’Anas, l’indagata Antonella Accroglianò, di una mazzetta di 10.000 euro a fronte della facilitazione nell’erogazione di pagamenti, nonché per lo sblocco di contenziosi in essere con l’Anas.

Come ha scritto il gip nel suo provvedimento dalle indagini è emerso «un marciume diffuso all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti», reso ancora più «sconvolgente» dalla facilità di intervento del sodalizio per eliminare una penale, aumentare interessi e facilitare il pagamento di riserve nonché, ancora più grave, far vincere un appalto ad una società “amica”, a discapito di altre risultate più meritevoli.

I finanzieri del Gico hanno anche eseguito oltre 50 perquisizioni tra Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Veneto, Molise e Campania. Passate al setaccio anche le sedi Anas di Roma, Milano e Cosenza. Nel corso delle operazioni di polizia giudiziaura sono stati sequestrati ulteriori 225.000 euro in contanti.

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