«Abbiamo un quadro indiziario complesso che porta all’affermazione di responsabilità per Giosué Ruotolo». Lo ha detto il procuratore della Pordenone, Marco Martani, confermando l’arresto del giovane di Somma Vesuviana per l’omicidio di Trifone Ragone, ucciso insieme con la fidanzata Teresa Costanza la sera del 17 marzo scorso in un parcheggio davanti al Palazzetto dello Sport di Pordenone. «Un elemento importante è la ricostruzione dei tempi e la presenza delle persone sul luogo dell’omicidio: queste due variabili ci portano a dire che Giosuè Ruotolo era nel parcheggio davanti alla palestra non appena prima il momento dell’omicidio, ma durante», ha aggiunto.

Ruotolo «prima aveva detto di non essere stato lì, poi ha cambiato versione dopo la visione di alcune immagini; parlando con un testimone abbiamo concluso che è impossibile che lui non abbia sentito gli spari», ha spiegato Martani. Esistono gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Giosuè Ruotolo per i quali si è evidenziata la sussistenza di esigenze cautelari: nel caso specifico ha inciso il pericolo di inquinamento delle prove poste in atto tanto da Ruotolo quanto dalla fidanzata Maria Rosaria Patrone».

«Rosaria aveva confidato ad alcune amiche di sentirsi in colpa temendo di essere stata lei la causa del duplice omicidio». Lo ha riferito sempre il procuratore della Repubblica di Pordenone, Marco Martani, ricostruendo la posizione della fidanzata di Giosuè Ruotolo nella vicenda del duplice omicidio del palasport, e posta ieri sera ai domiciliari. «Maria Rosaria – ha proseguito il magistrato – temeva di essere stata ricollegata al delitto per essere entrata nel profilo Facebook anonimo. Un dettaglio quest’ultimo che le amiche ci hanno riferito e che non potevano aver appreso dalla stampa, e che quindi può essere frutto solo del fatto di averla ascoltata dall’interessata».

«Circa i messaggi inviati dal profilo, una ventina in tutto, sono stati inviati tutte le volte che Ruotolo era in servizio e aveva accesso ai pc della caserma da cui sono partite le missive vessatorie».

giosuè rosaria