Record negativo nel Vesuviano, primo arresto per omicidio stradale: ora il 37enne rischia 18 anni


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Nemmeno a dirlo l’area vesuviana conquista un nuovo record negativo, quello del primo arresto in Italia con l’accusa di omicidio stradale: neppure il tempo di assorbire la nuova legge che il nostro territorio è già salito alla ribalta nazionale. Quanto accaduto Sabato Santo a Somma Vesuviana, infatti, ha già avuto eco nazionale. Alessandro Pepe, 37 anni, resterà purtroppo nella storia, forse più della vittima dell’impatto letale di via San Sossio, il 28enne Antonio Tufano.



Pepe, secondo la nuova legge – fortemente voluta proprio dai familiari della vittime della strada – rischia adesso fino a 18 anni di carcere. Se le accuse mosse dai carabinieri e dal tribunale di Nola saranno confermate, il quadro per l’uomo è davvero a tinte nere, anzi nerissime. In sostanza si dice che è colpa sua, al 100%, della morte del 28enne, che tra l’altro diversi anni fa aveva già perso il fratello maggiore: Pietro Tufano era militare e si ammalò di leucemia dopo una missione in Kosovo, si è parlato di lui in passato come vittima dell’uranio impoverito.

Ma tornando al sabato di sangue a Somma, a Pepe viene contestato di essersi messo alla guida senza patente, che secondo quanto raccolto gli era stata revocata per un capo d’accusa relativo alla droga. Inoltre l’Opel Corsa di cui era al volante era sotto sequestro e priva della documentazione necessaria per circolare. E ancora, nonostante tutto, correva come un forsennato: ben 100 chilometri orari in città, hanno certificato i militari dell’Arma agli ordini del maresciallo Raimondo Semprevivo.

Una condotta di guida che avrebbe portato il 37enne ad invadere la corsia opposta dove sopraggiungeva il povero Antonio Tufano, che si è trovato contro una proiettile da quasi una tonnellata. Nemmeno la compagnia in auto dei nipotini di 10 e 12 anni ha messo un briciolo di sale in zucca a Pepe: i ragazzini sono tuttora ricoverati in gravi condizioni al Santobono, uno dei due si trova in terapia intensiva.

Insomma, nulla sembra essere dalla parte dell’uomo, che intanto ha spezzato la vita di Antonio, la sola ragione di vita per la madre che aveva già perso il primo figlio ed anche il marito. Certo, c’è un processo da svolgere, ma la rabbia della gente è davvero tanta. Se le cose sono davvero andate così, l’omicidio stradale cade a pennello: al contrario Pepe poteva cavarsela praticamente con nulla.

incidente somma

 

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