«Primo e più grave “inquinamento della prova” è stato l’omicidio di Teresa, perché era Trifone di cui Ruotolo si voleva vendicare, ma Teresa avrebbe potuto mettere gli inquirenti sulla pista giusta raccontando i dissidi recenti coi due fidanzati». Lo ha affermato il Procuratore di Pordenone, Marco Martani, nella conferenza stampa sul duplice delitto del palasport.

«Ruotolo – ha aggiunto Martani – aveva dato corso a numerose cancellazioni sospette dal pc e dal telefonino. La prima avviene nella serata del 18 settembre, il giorno in cui i media diffondono la notizia. Comportamento reiterato nelle settimane seguenti. Vengono cancellati anche dati dal pc di Somma Vesuviana, forse da parte del fratello, che procede a cancellare i dati e le chat dei mesi precedenti».

«Nel corso di 11 mesi di indagine sono stati analizzati oltre 10 milioni di report telefonici, visionati più di 5mila ore di filmati, operazione ripetuta in alcuni casi molteplici volte, e raccolti oltre 8 mila gigabyte di dati telefonici». Lo ha reso noto il tenente-colonnello dei carabinieri Paolo Vincenzoni, comandante del Reparto Crimini Violenti del Ros.

Il comandante provinciale dell’Arma di Pordenone, colonnello Mario Polito, ha sottolineato l’enorme sforzo investigativo elogiando tanto il Reparto investigativo guidato dal capitano Pierluigi Grosseto quanto il supporto sempre garantito dal Ris di Parma che a settembre, in 24 ore dal ritrovamento della pistola nel laghetto, stabilì con certezza che si trattava dell’arma del delitto.

In proposito, il comandante ha evidenziato il ruolo del reparto sommozzatori di Genova che ha scandagliato il laghetto di San Valentino imprimendo la svolta decisiva alle indagini. Un cenno è stato rivolto tanto dal Procuratore Martani quanto dall’Arma ai carabinieri di Somma Vesuviana per l’enorme lavoro svolto: sono stati loro ad occuparsi di molti dei rilievi su Rosaria Patrone ed anche nell’abitazione di Ruotolo, dal cui computer in suo uso una mano ignota nel mese di settembre ha cancellato la cronologia.

Siccome Ruotolo quel giorno era impegnato nella medesima operazione sui propri supporti informatici a Pordenone, «presumiamo che l’operazione sia stata fatta dal fratello che secondo la legge non sarebbe comunque imputabile per questa azione».

giosuè rosaria