La città è un pugile suonato: l’indomani del sequestro dei beni appartenuti al “presidente” Raffaele Rosario Boccia, infatti, sono in tanti a non credere a quello “sfondo di camorra” che è emerso dalle indagini dei carabinieri che hanno portato a sequestrare un patrimonio di circa 5 milioni di euro. Insomma, Poggiomarino ha conosciuto nel tempo le peripezie giudiziarie di Boccia, deceduto nel 2010, ma mai quei legami con la criminalità organizzata, se non per il fatto che la sorella di Cutolo avesse conseguito il diploma proprio al Settembrini: ma del resto sul territorio era la scuola che andava per la maggiore.

Intanto, Antonio Boccia, figlio di Raffaele Rosario e dunque erede del presunto “impero” si è lasciato andare a poche e pacate considerazioni sulla vicenda attraverso Facebook, commentando uno dei tanti link di giornali locali online che hanno riportato la notizia dell’operazione dei militari dell’Arma. Ed in prima analisi Boccia fa sapere di non essere un camorrista: «Penso che dovrei convincere qualcuno di non essere quel che si dice – afferma – magari proverò a farlo ma senza modificare nulla di quel che sono».

Inoltre, Antonio parla anche a riguardo dei beni sequestrati e intende sottolineare aspetti tutt’altro che marginali della vicenda: «Le società sequestrate non sono più attive da anni, alcune persino da tre decenni. Non ci sono patrimoni scoperti e lo dico con orgoglio e con la stessa dignità con cui ogni giorno cerco di tirare avanti».

In effetti molte delle aziende finite nel mirino delle forze dell’ordine non sono più attive da tempo e secondo quanto appreso sono state sequestrate a dodici anni di distanza dalla richiesta delle forze dell’ordine: frattanto, infatti, non solo Raffaele Rosario Boccia è deceduto, ma “l’impero” si è fortemente assottigliato, a partire proprio dall’Isef – l’ex Settembrini – considerato il “diplomificio” dell’area vesuviana, che ormai è chiuso da tempo e che versa oggi in condizioni di abbandono. Una struttura che era uno dei cuori pulsanti di Poggiomarino e che adesso si è trasformata in un rudere.

«Del resto non sento il bisogno di fare sentire “l’altra campana” – scrive ancora Boccia – chi mi conosce sa bene che non ho “navi in mare” o “attici in terra”, e da questo momento mi limiterò solo ad osservare dedicandomi al lavoro». La struttura di Villa Lina a Sarno, intanto e come già ripetuto, resta aperta nonostante il sequestro formale. Naturalmente bisognerà attendere gli esiti giudiziari sulla vicenda, e la location – tra l’altro fantastica – resta al momento l’unico vero bene degli eredi Boccia.

Inoltre, sono tanti gli attestati di stima ricevuti dallo stesso Antonio da buona parte della città e di numerosi residenti: insomma, c’è una parte di Poggiomarino a cui proprio non va giù vedere accostata la figura del “presidente” alla camorra. Più che “’o mbrugliò” (soprannome ereditato dal nonno) nella località vesuviana, infatti, Boccia era noto appunto come “presidente” per le tante iniziative commerciali, politiche e sociali portate avanti in città sin dagli anni sessanta fino al giorno in cui si è spento.

antonio boccia