Il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma, ha espresso il proprio rammarico «per le recenti notizie sui preoccupanti livelli di emissioni inquinanti territorio Nolano e Vesuviano». Il presule, nella nota affidata all’Ufficio diocesano per la salvaguardia del Creato, guidato da don Aniello Tortora, ha voluto far sottolineare le preoccupazioni espresse dai cittadini «scossi da quanto appreso».

Nell’area nolana, infatti, secondo i dati resi noti dall’Arpac, si registra il più alto livello di sforamenti delle emissioni di Pm10, famigerate polveri sottili, che ad esempio a San Vitaliano hanno superato il limite per 125 volte, sulle 35 previste dalla legge. Non va meglio nella zona industriale di Pomigliano d’Arco, dove al 28 dicembre i limiti sono stati superati 90 volte.

«Come Chiesa – si legge nella nota redatta da don Aniello – come cristiani siamo chiamati a rigenerare lo sguardo, che non può essere abituato allo scempio, ai rifiuti abbandonati, alla decadenza delle strutture, all’aria irrespirabile e alle colonne di fumo di varia natura: abituarsi è morire. Per questo come Chiesa, come abbiamo già fatto in passato, chiediamo a tutti un’assunzione di responsabilità: alle istituzioni, perché si adoperino seriamente per la tutela del territorio e informino correttamente i cittadini; ai cittadini, perché vigilino e allo stesso tempo assumano uno stile di vita rispettoso di se stessi e dell’ambiente».

Le parole espresse sulla cura della “casa comune” da Papa Francesco e quelle del vescovo Depalma nell’omelia per l’apertura della Porta Santa della Cattedrale di Nola, sono ricordate nella nota non solo per sollecitare tutti ad una «conversione del cuore che sia anche conversione ecologica, ma soprattutto per invitare le comunità parrocchiali diocesane a sporcarsi le mani perché la cura della casa comune divenga segno della comunione ecclesiale che stiamo sperimentando con il Sinodo».

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