Licenziamenti nel pubblico impiego: cosa cambia veramente con il Jobs Act?


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Il successo al box office di Checco Zalone sui paradossi del “posto fisso” ha riportato alla ribalta il tema del pubblico impiego. Per questo, sfruttando l’occasione anche una recente sentenza della Cassazione abbiamo voluto dare risposta ad una domanda: un pubblico impiegato, in caso di licenziamento illegittimo, è garantito dalla tutela prevista dall’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, che ne prevede, in alcuni casi, la possibilità di reintegro?



È stata da poco pubblicata la sentenza n. 24157/15 della Corte di Cassazione che ha sancito il principio secondo cui in caso di licenziamento intimato al pubblico impiegato in violazione di norme imperative si applica la tutela reintegratoria di cui all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, come modificato dalla legge 92/2012, c.d. legge Fornero. La Corte ha giudicato applicabile in nuovo art. 18 co. 1 dello statuto (come modificato dalla l. Fornero) anche ai dipendenti pubblici, a prescindere dalle iniziative normative di armonizzazione previste dalla stessa legge.

La questione non sembra risolta definitivamente però. Infatti il Ministro della funzione pubblica Madia aveva invece precedentemente dichiarato che “per il pubblico impiego l’art. 18 non vale”. Dello stesso parere il Ministro del Lavoro, secondo cui il Jobs Act era nato per i lavoratori del settore privato ed il pubblico impiego e avrebbe avuto una sua regolamentazione nella legge di riforma della pubblica amministrazione.

Al fine di comprendere la questione va ricordato che l’art. 51 del d. lgs. 165/01, il quale pone le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, dice inequivocabilmente che l’art. 18 e le sue successive modificazioni e integrazioni si applicano alle pubbliche amministrazioni a prescindere dal numero dei dipendenti. L’art. 1 commi 7 ed 8 della legge Fornero hanno poi stabilito che le disposizioni della medesima legge si applicano anche ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, previa individuazione e definizione delle modalità e tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

La Cassazione ha però osservato che tale armonizzazione non è necessaria, alla luce del chiaro dettato dell’art. 51 menzionato. Gli Ermellini infatti hanno sottolineato che l’art. 55 bis del d.lgs. n. 165/01 è norma imperativa, atteso che l’art. 55 comma 4 dice espressamente che “Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all’articolo 55-octies, costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile”.

L’art. 55 bis prevede che ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, ai sensi del comma 1. Questo ufficio contesta l’addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio, istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2. È incontestato – dice ancora la Corte – che l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari del Consorzio ricorrente ha una composizione collegiale di tre membri.

La presa di posizione dei Ministri riesce difficilmente comprensibile perché il ragionamento della Corte è lineare e strettamente aderente al dettato normativo. Inoltre la legge Fornero è del 2012 e quindi di molto antecedente la riforma del diritto del lavoro realizzata mediante il gruppo di decreti legislativi comunemente e collettivamente denominati Jobs Act. La legge delega da cui sono scaturiti i decreti attuativi è infatti del 2014 e la nuova disciplina dei licenziamenti si applica a coloro che sono stati assunti dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del decreto legislativo 23/2015.

La sentenza chiarendo pertanto molti dubbi interpretativi, dà ragione a chi sosteneva l’estensibilità della riforma Fornero anche ai dipendenti pubblici, essendo il riferimento al Jobs Act non pertinente. Tuttavia il dibattito acceso è indice che la questione non è risolta in via definitiva. *Avvocato (mail: ae-emiliano@hotmail.it)

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