“Guerra” agli scarti tessili ed alle fabbriche cinesi: quando la televisione fa bene


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Non è trascorso neppure un mese dal doppio servizio di UnoMattina dedicato ai rifiuti tessili nelle campagne tra Terzigno e Poggiomarino. Eppure qualcosa, sotto al Vesuvio, sembra già essersi mosso, con operazioni importanti volute direttamente dai sindaci e dalla polizia municipale. I carabinieri, infatti, sotto questo aspetto lottavano da tempo, spesso in maniera impari ed a fare spenti. Ma la memoria non ci inganna e soltanto nell’ultimo anno contiamo una cinquantina di interventi contro le fabbriche “sversatrici selvagge” non solo nelle due città finite su RaiUno, ma anche a San Giuseppe Vesuviano, Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, Boscoreale e Ottaviano.



Insomma, è in questo fazzoletto di terra – con sortite sino a Somma Vesuviana e Boscotrecase – che si racchiude il “business” degli scarti tessili. Probabilmente le stesse Amministrazioni comunali, come del resto riferito alle telecamere della rete ammiraglia, avevano già previsto interventi. Ma un fatto è chiaro: l’azione del network nazionale ha certamente portato ad un’accelerazione. Lo stesso sindaco di Poggiomarino, a metà dicembre, ha convocato i carabinieri e la polizia municipale proprio per parlare di quello che per la città è diventata una “ferita” importante a carico delle periferie dopo mesi in cui la “piaga” appariva essere soltanto marginale. Frattanto gli uomini in divisa hanno chiuso un opificio gestito da un cittadino bengalese che naturalmente non aveva alcun contratto con ditte specializzate nello smaltimento di rifiuti. Mentre in una seconda operazione tuttora in corso, i vigili urbani sembrano essere sulle tracce di una ditta, con sede in un comune limitrofo, i cui scarti sono stati trovati durante un incendio avvenuto in via Pertini.

A Terzigno lo scenario non è cambiato: nel giro di una ventina di giorni sono state chiuse due fabbriche con a capo extracomunitari provenienti dalla Cina, mentre in un caso – ed è una novità sotto questo aspetto – il Comune ha provveduto a denunciare alle forze dell’ordine anche la donna che aveva affittato i locali dove all’interno era stata realizzata la sartoria-lager. Inoltre, notizia di ieri, in via Piano del Principe, proprio al confine tra Terzigno e Poggiomarino, sono stati i militari dell’Arma a scoprire durante un blitz una mega-discarica di ritagli tessili che sorgeva proprio ad un passo dalla fabbrica cinese.

“La Terra dei Fuochi vesuviana”, gli sversamenti incontrollati e l’inquinamento delle terre sono tutt’altro che ad un passo dalla soluzione, e probabilmente una “via di fuga” dall’emergenza non sarebbe possibile neppure con il doppio degli uomini al lavoro costantemente su questo aspetto. Cinesi, bengalesi ma anche italiani che utilizzano la stessa pratica per risparmiare sui costi delle imprese non sono affatto stupidi: spesso affidano infatti il “lavoro sporco” a persone che non hanno nulla da perdere e lo fanno per qualche decina di euro. E la nuova “caccia” alla fabbrica, con le forze dell’ordine che aprono i sacchetti nel tentativo di trovare tracce che conducano all’opificio, potrebbe anche portare ad una strategia ancora più cauta: basta infatti eliminare targhe, carte e marchi che spesso per la fretta finiscono nei bustoni.

Insomma, qualcosa però succede e le ultime task force sono un segnale positivo: quello che l’opinione pubblica e chi ci governa stanno cominciando a comprendere la reale portata del fenomeno ed a porre delle contromisure. Resta però praticamente senza un obiettivo l’altra “guerra”: quella contro gli sversamenti di altre tipologie di rifiuti. In quel caso è davvero difficile trovare strade che possano essere adeguate, e si rischia un giorno di ridurre il caos generato dagli scarti tessili per trovarsi poi comunque con le campagne cariche di immondizia forse anche più velenosa. Intanto, però, l’intervento di UnoMattina potrebbe avere portato nuovo stimoli alle comunità.

unomattina

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