Figlio maleducato? Ecco quando ne risponde il genitore


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I genitori sono responsabili per i fatti del figlio minore “maleducato”? Il genitore è cioè responsabile per le carenze educative del figlio quando questi arrechi danni a terzi? Partendo dal principio secondo il quale è obbligo del genitore quello di istruire ed educare la prole secondo l’art. 147 del codice civile, quali conseguenze ha quest’obbligo? In cosa consiste giuridicamente questa “educazione”? La Corte di Cassazione è intervenuta più volte a chiarire la portata della norma, andando quasi a definire dei canoni di condotta per il genitore, infatti il dovere dei genitori di educare i figli minori non deve limitarsi limita solo alle parole, ma anche e soprattutto di comportamenti e di presenza accanto ai figli, a fronte di circostanze che essi possono non essere in grado di capire o di affrontare (Cass.Civ.- Sent. n. 18804/2009). Essi devono svolgere una costante opera educativa, onde realizzare una personalità equilibrata, la capacità di dominare gli istinti, il rispetto degli altri e tutto ciò in cui si estrinseca la maturità personale. (Cass. Civ. n. 9556/2009)



I genitori devono mettere a disposizione dei figli un bagaglio educativo in virtù del quale essi non tenderanno a porre in essere atti pericolosi e potenzialmente dannosi per i terzi. Allo stesso tempo devono impegnarsi a correggere quegli aspetti caratteriali della prole che rivelino imprudenza e superficialità.  Pertanto i genitori hanno il potere-dovere di esercitare anche il controllo e la vigilanza sul comportamento dei figli minori. L’obbligo di vigilanza sul minore è inscindibilmente legato all’indole ed all’educazione, per cui deve essere tanto maggiore quanto minore è l’educazione impartita, e si smorza al crescere dell’età. Si può escludere che il minore quasi diciottenne debba essere costantemente controllato e che sia sempre necessaria la presenza di un genitore, soprattutto se, avuto riguardo all’età in relazione all’educazione impartita e al livello di maturità raggiunto, nonché alle caratteristiche dell’ambiente in cui viene lasciato libero di muoversi, risultino correttamente impostati i rapporti del minore stesso con la vita extra-familiare.

Il padre e la madre (o eventualmente il tutore) dunque sono responsabili dei danni cagionati dal fatto illecito dei figli minori non emancipati (o soggetti alla tutela) come previsto dall’art. 2048 c.c.. E lo sono sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che siano frutto di omessa o carente sorveglianza (culpa in vigilando), sia per quanto concerne gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell’attività educativa (culpa in educando). Se l’onere probatorio circa l’assenza di colpa nella vigilanza, cioè del controllo materiale sul comportamento del minore, si attenua con il crescere dell’età dello stesso, al contrario, i doveri educativi permangono costanti nel tempo. L’esistenza o meno della culpa in educando va valutata anche in relazione alla gravità della condotta tenuta dal minore. Ed infatti, più è grave l’illecito da questo commesso più è evidente una carenza educativa da parte dei genitori. E nemmeno il riconoscimento della capacità di intendere e volere del minore e, quindi, della sua responsabilità preclude in astratto il riconoscimento di una responsabilità anche in capo ai genitori ovvero un concorso di responsabilità di costoro.

Secondo costante orientamento giurisprudenziale la responsabilità per colpa, con conseguente obbligo di risarcire i danni, può essere superata dalla dimostrazione di aver fornito ai figli una educazione “adeguata”.

I giudici di legittimità hanno infatti chiarito che è da escludere la responsabilità genitoriale laddove sia stata impartita «un’educazione consona alle proprie condizioni sociali e familiari», ed esercitata «una vigilanza adeguata all’età e finalizzata a correggere comportamenti non corretti». «A tal fine non occorre che i genitori provino la propria costante ed ininterrotta presenza fisica accanto al figlio […] quando risultino correttamente impostati i rapporti del minore con l’ambiente extra familiare» (Cass. civ. n. 4481/2001; Cass. civ. n.4395/2012). Per cui meglio lavorare bene sui vostri pargoli fin dalla nascita: rischiereste di pagare a caro prezzo la loro irrequietezza anche da adolescenti. *Avvocato (mail: ae-emiliano@hotmail.it)

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