Dalla guerra di camorra al colpo di Stato in Tunisia. Omicidi, intrighi, trattative fra Stato e malavita organizzata. Pasquale Scotti riemerge dal limbo degli invisibili dopo 30 anni, e porta con sé segreti inconfessabili. È l’uomo che ereditò il mandato a riscuotere le promesse della Dc per la liberazione di Ciro Cirillo. Questo e tanto altro è raccontato in “Il camorrista fantasma. Le mille vite del superlatitante Pasquale Scotti” uscito in questi giorni in tutte le librerie.

Si tratta dell’ultima fatica del giornalista napoletano Enzo Musella, che completò il lavoro a gennaio prima di perire dopo una lunga malattia. Mentre il volume veniva stampato, il superlatitante venne arrestato. E Musella, da reporter di razza, aveva parlato già nel suo libro della possibile seconda vita di Scotti proprio in Sudamerica. Con Enzo Musella hanno scritto capitoli del volume anche Gianmaria Roberti, Gaetano Pragliola e Luigi De Stefano.

Nel testo si spiega inoltre che Scotti «sa molto anche dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi, un finto suicidio inscenato a Londra da un pugno di cutoliani. Sullo sfondo, le ombre della P2, del Vaticano, dei servizi e della mafia. Scotti fuggì la notte di Natale dell’84 in un vortice di misteri, sparendo dalle mappe con la protezione di menti raffinatissime».

Ora è riemerso nel 2015, con le sembianze di un tranquillo uomo d’affari brasiliano. Nel mezzo, decine di avvistamenti, tracce, catture mancate per un soffio. E il sospetto che il ragazzo di Casoria, reo confesso di 25 omicidi, fosse diventato un killer di Stato, riciclato per le missioni più audaci alla corte di tiranni come Ben Alì.

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