Alla presenza di numerosi avvocati dei fori Campani si è svolto a Poggiomarino, presso l’aula consiliare comunale, il convegno sulla modifica del Diritto Canonico in materia di divorzio a seguito delle lettere “motu proprio” di Papa Francesco, nate dunque da una decisione diretta e univoca del Santo Padre che hanno valore di legge per il diritto canonico. Riflessioni e spunti pratici in particolare sull’eliminazione dell’obbligo di doppia sentenza, sullo spostamento dalla competenza collegiale a quella monocratica, e sul potere del vescovo di decidere sull’annullamento del matrimonio.

L’evento promosso dal Movimento Naturalista e dall’associazione Contact project,  moderato dall’avvocato Anna Merolla, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata,  ha visto come relatori Gennaro Alvino di Poggiomarino; consigliere dell’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata; e gli avvocati Graziella Silvetti, esperta in diritto canonico, e Elio D’Aquino, presidente della camera penale di Torre Annunziata.

L’assessore Alfonso Troiano, anch’egli legale, ha portato i saluti del sindaco di Poggiomarino e ha tenuto a ripetere che il Comune offre sempre la massima disponibilità a questo tipo di eventi, momento di crescita per tutti.

Dal dibattito è emerso un generale apprezzamento alla riforma, improntata alla celerità del processo, fortemente voluta da Papa Francesco, il quale come sottolineato dall’avvocato Alvino «ha mostrato da sempre una particolare sensibilità e attenzione alle problematiche dei separati» e questo ha spinto ad imporre una riforma storica per i processi di annullamento rotale dei matrimoni cattolici.

L’avvocato Silvetti ha evidenziato come l’esperienza del Pontefice ha spinto lo stesso Bergoglio ad un intervento di natura molto politica, che tuttavia avrà difficoltà di completa attuazione dal punto di vista pratico. «Bergoglio ben conosce le difficoltà presenti nelle periferie del mondo in cui per presenziare ad un’udienza in un Tribunale Ecclesiastico si richiede di percorrere centinaia di chilometri. Ma queste sono dinamiche che nelle nostre diocesi non esistono, basti pensare che solo in Campania abbiamo 3 Tribunali ecclesiastici». «Inoltre il maggiore potere riconosciuto ai Vescovi e alle Diocesi per l’attuazione della riforma richiederebbe una disponibilità economica a cui le singole Diocesi difficilmente potrebbero far fronte».

E infine sono stati ribadite le perplessità sulla mancanza di coordinamento tra gli strumenti messi a disposizione dal diritto civile italiano e quelli previsti dal diritto ecclesiastico per i casi in cui i matrimoni dichiarati siano stipulati secondo il regime concordatario.

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