Balzare sopra Ligabue non è uno scherzo. Questo il risultato, strepitoso, per il primo lavoro della cantautrice campana Lea, che con il suo singolo Senza estate, pubblicato dall’etichetta Hammer Music, manda in tilt gli store digitali, scavalcando, nella sua giornata di esordio, nella classifica dei singoli più venduti, persino A modo tuo di Luciano Liguabue. Un risultato incoraggiante e che non fa che premiare l’artista dopo un intenso periodo di preparazione.

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con la cantante scafatese.

Chi è Lea? Ci parli un po’ del tuo percorso di vita e artistico?

«Mi avvicino alla musica fin da piccola: a 6 anni ho iniziato lo studio della chitarra classica e mi sono diplomata a 19 anni al Conservatorio di S. Pietro a Maiella di Napoli. Dalla chitarra classica sono passata, per attitudine e ascolti, a quella elettrica, formando il mio primo gruppo, gli Heavy Rain e suonando un po’ in giro per la Campania, nei locali: la gavetta che tutti i musicisti devono e dovrebbero fare. Mano a mano, però, sentivo l’esigenza di scrivere cose che mi appartenessero, così ho iniziato a presentare brani scritti da me e che mi hanno dato tantissime soddisfazioni: nel 2010 ho vinto il Premio per la Miglior Composizione alla sesta edizione del Premio Bianca d’Aponte con il brano Come ruggine e tre anni dopo, sempre nello stesso premio, ho vinto anche come Miglior Interprete con la canzone Mi rifaccio il trucco. Ho avuto anche l’onore di aprire il concerto dei Musica Nuda».

Bella la frase che compare sul tuo sito (http://www.leachannel.com/): “Un inizio prende forma se sai cosa meritare”.

«Mi relaziono ai sentimenti con estrema passione: quella è una frase che mi rappresenta molto, contenuta in uno dei miei brani. Scrivere canzoni non è un gioco, è un lavoro, una responsabilità e devi cercare sempre di procurare una reazione nell’anima di chi ti ascolta. Se doni te stesso alla musica, con amore estremo (che non finisce mai, al contrario della passione), la musica, prima o poi, ricambia: ma tutto, ovviamente, con estrema perseveranza e tantissimo lavoro. Senza mai mollare».

Senza estate è un brano che parla d’Amore, quello vero. Quanto c’è di autobiografico?

«Quasi nulla in verità, è uno dei primi brani che ho scritto ed è stato limato nel tempo, fino a raggiungere questa “forma”, che mi piace molto. È una semplice storia d’amore, dove io divento soltanto narratrice, osservando e raccontando cosa accade a questa giovane coppia. Al di là della critica ai social, il brano è la dimostrazione che, nonostante la nostra società sia dominata dalle immagini, status, video, link e superficialità, esistono ancora persone che sentono davvero qualcosa nell’anima, persone “vere”. Per una persona “sentimentalmente romantica” come me, è una tragedia immaginare un anno (o una vita intera) “senza estate”, la stagione più attesa di tutte. Poi ovviamente, il nostro vissuto influenza sempre quello che scriviamo».

Al primo giorno di uscita del singolo sei balzata sopra Ligabue. E’ un risultato spettacolare. Come l’hai presa? Te lo aspettavi?

«Devo ringraziare soprattutto la gente che crede in me, in quello che faccio e quello che riesco a trasmettere con i miei brani. Mi godo il momento al cento per cento e sono veramente orgogliosa di questo risultato; ho trovato un team chi mi ha dato tantissima fiducia e di questo non posso che ringraziare ogni giorno. La sera prima del lancio ero tesissima e speravo in un esito positivo ovviamente. Poi il giorno dopo è successo di tutto e il risultato è di fronte agli occhi di tutti: ad oggi siamo ancora nella top ten ed è una cosa davvero a cui stento ancora a credere. Questa bellissima accoglienza comunque è solo il primo passo di un lungo percorso e che mi dà l’input per continuare a dare il massimo in quello che faccio».

Il successo di Senza estate fa presagire un sicuro successo anche per un album, che speriamo sia in arrivo presto… Puoi darci qualche anticipazione?

«Intanto continuiamo a promuovere il brano che sta andando benissimo e farlo conoscere a più gente possibile. L’album è in lavorazione e spero di farvelo ascoltare presto, perché è un lavoro di cui vado molto fiera e su cui sto lavorando da quattro lunghi anni. Tengo a precisare, però, che è un album fatto di “canzoni”, nel senso più diretto del termine, alla sua forma “madre”, scritte e arrangiate interamente da me. Voglio davvero che si torni alla canzone vera, “originale”, perché forse ultimamente, alcuni artisti si sono spinti alla ricerca di qualcosa di troppo alternativo, perdendo di vista l’obiettivo vero del fare musica. Mentre secondo me bisogna mirare all’originalità, la musica “nuda e cruda” e non “campionata” o riempita di effetti elettronici. La tecnologia ci mangia, è vero, ma la dobbiamo saper usare: nel mio album, ad esempio, ci sarà tantissima musica “suonata”, con archi e fiati “veri”, con tantissimi professionisti che hanno arricchito incredibilmente le mie canzoni con le loro note e che ringrazio uno per uno».

Quale musica ha influenzato maggiormente la tua produzione? Ricordo bene la tua “massima” : «Siamo quello che ascoltiamo».

«Ed è verissimo! L’ispirazione non arriva soltanto da cose che si ascoltano di recente, ma da tutto quello che ci ha emozionato nel corso della nostra esperienza musicale e di vita. Tengo a sottolineare l’importanza dell’influenza che mi ha dato tutta la bellissima e inimitabile (nel senso che non credo si riesca nuovamente a farne di simile) produzione musicale italiana degli anni ’60 e ’70: melodie storiche composte da geni assoluti. Mi piacciono molto le sonorità di Damien Rice, Antony and the Johnson o i The National… ma potrei proseguire all’infinito. Sono molto legata al modo di scrivere di un certo tipo di scuola cantautorale italiana, che vede in Ivano Fossati (e il suo modo di raccontare l’amore) uno dei suoi massimi rappresentanti, nonché uno dei miei artisti preferiti».

Come nasce una canzone di Lea? Qual è l’iter creativo e cosa ti ispira di più?

«Mi diverto tanto a scrivere! All’inizio componevo molto di getto, buttando giù una canzone anche in quindici minuti. Crescendo ho maturato un metodo preciso, quasi scientifico, ma al tempo stesso guidato dalle emozioni. Mi lascio molto ispirare dal suono delle parole, da una frase o dall’immagine che riescono a trasmettermi; poi lavoro di “metodo” come se mi trovassi davanti un puzzle da ricostruire minuziosamente, pesando ogni singolo suono, lettera, significato: il mio è un amore smisurato verso le parole. Infine, faccio un ultimo passo: cerco di “guardare da fuori” la canzone, come se fossi un ascoltatore, cercando di essere quanto più critica e obiettiva sul mio lavoro. Difficilmente parto dalla musica, a meno che non abbia in testa un riff o un ritmo che mi convince molto e su cui poter costruire un buon brano. Mi piace molto indagare i rapporti tra le persone, osservo la gente, prendo spunto da una conversazione, da una telefonata: ma soprattutto punto alla comunicazione vera, quella fatta del “faccia a faccia”, quella che presuppone il guardarsi negli occhi, senza nessun tipo di filtro».

Quali sono i prossimi impegni in agenda?

«Stiamo pensando di realizzare un video per Senza estate, che sicuramente continueremo a promuovere con convinzione, con un tour in giro per l’Italia. Adoro suonare davanti alla gente e la dimensione live è quella che riempie più di orgoglio e gioia chi, come me, ha scelto di fare questo lavoro. Il senso della musica, non scordiamocelo, è suonare, sempre e comunque».

Appuntamento dunque al primo album di Lea e ai suoi prossimi live, che sicuramente regaleranno, ancora, emozioni da vendere. Intanto possiamo sicuramente supportarla con tutte le nostre energie dando uno sguardo alla sua pagina ufficiale (https://www.facebook.com/LEAofficialpage/) e acquistando Senza estate il suo bellissimo singolo https://itunes.apple.com/it/album/senza-estate/id1061999064?i=1061999302

Photo credit: GIUSEPPE BARBATO

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